Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1971>   pagina <313>
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Libri e periodici
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contributo di Rodolfo De Mattei sa Le prime discussioni in Italia sull'esistenza e sull'interesse d'una Questione sociale . Piuttosto sorprendente è il modo in cui, alle prime battute, è liquidato con due frasi l'argomento dell'interesse del giovane Cavour per i problemi sociali: li venticinquenne Conte di Cavour, viaggiando nel 1835 tra Francia e Inghilterra, ebbe sicuramente nozione dei dibattiti che si volgevano in quelle contrade; 0 suo Diario reca l'annoiamento di una conversazione avuta in treno con un repubblicano marsigliese, non disposto a prendere in considerazione alcuna rivoluzione politica avulsa da una riforma sociale . A dire il vero, a quell'epoca il giovane Cavour non aveva certo bisogno di una casuale conversazione ferroviaria con uno sconosciuto marsigliese per aver notizie dei dibatti ti che si svolgevano in Francia ed in Inghilterra sulla questione sociale e sui vari problemi ad essa connessi: egli aveva dato ampia e proficua prova del suo interessamento in materia, con le sue indagini e riflessioni sul problema penitenziario e soprattutto con i suoi ben noti studi sul problema del pauperismo in Piemonte ed in Inghilterra. Insomma, per il futuro presidente del Consiglio di Vittorio Emanuele II non era certo necessario che il '48 bussasse rudemente a ogni uscio d'Europa, suscitando una maggiore vibrazione di antenne verso le istanze economico-sociali , per drizzare l'orecchio in materia. Definire Alessandro Rossi semplicemente come colui che interpreta i bisogni degli operai manifatturieri è per lo meno unilaterale, per non dire stravagante, e ciò con buona pace delle varie iniziative industriali, e anche filantropiche, da lui avviate. Che poi quel sia pur illuminato imprenditore del secondo Ottocento andasse predi­cando l'uguaglianza degli nomini sul fronte del lavoro, è affermazione che richiede qualche precisazione. A ciò si aggiunga, che le varie citazioni su cui ai basano, senza un ben visibile filo conduttore, le pagine del De Mattei, sono gettate qua e là piutto­sto alla rinfusa, con scarsa preoccupazione del contesto storico e senza neppure un tentativo di sommario inquadramento della personalità politica e culturale dei rispet­tivi autori. È infine da osservare che la Convenzione di Settembre risale al 1864 e non al 1865 e che nel 1882 fece la prima apparizione non già il Partito dei lavoratori italiani, nato a Genova dieci anni dopo, bensì il Partito operaio italiano.
Per restare in tema di movimento operaio e socialista, gioverà ricordare, per concludere, il limpido saggio dedicato da Gaetano Arie ad Arturo Labriola e il rifor­mismo,
ALBERTO AQUABONE
LEONIDA BALESTRErti. Breviario della storia del giornalismo genovese; Savona, Sabatelli Editori, 1970, in 8, pp. 108. L. 2.000.
Se tralasciamo i primi tentativi di dare alle stampe notizie di vario carattere ed interesse, l'inirio del giornalismo genovese, di un giornalismo cioè che sia interprete e specchio della vita tanto spirituale che materiale di una città, coincide con la pro­clamazione della Repubblica democratica. Da quel 1797 un quasi ininterrotto succe­dersi di testate sta a testimoniare la fertilità e la ricchezza del mondo giornalistico genovese; quanto alla capacità degli uomini che ne facevano parte, basti pensare alla importanza che ha avuto quel giornalismo nella formazione di Mazzini e nella prepara-zione della gran parte dei democratici e radicali italiani dell'Ottocento, da Elia Bensa a Jacopo il iiftìni. da F. B. Savi a Piero Cironi, da Maurizio Quadrio a Vincenzo Brusco Onnis, da A. G. Barrili a Federico Campanella, per citarne soltanto alcuni. XJnn tradizione che si è perpetuata nel nostro secolo e che ha rivissuto momenti glo­riosi dorante il fascismo prima e la Resistenza poi. Questo mondo ba inteso mettere u fuoco, con il garbo che gli e consueto, un esperto cultore deUa storia del giorna­lismo in genere e di quello genovese in particolare quale il Balestreri: ne vieti fuori un volume agile e informato al tempo stesso, in cui è possibile cogliere quello spirito apertamente e fattivamente democratico che e stato come la costante dell'attività gior­nalistica nella ritta ligure, un'attività ohe ha avuto per protagonisti uomini la cui ric­chezza interiore nessuno pnò discutere e che, se avvicinati, continuano ad esercitare