Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1971>   pagina <319>
immagine non disponibile

Libri e periodici
319
con capi militari aveva di già promosso il prima moto in Sicilia, che si ri (loffie però unicamente ad alcune azioni.
Ma un grave avvenimento lo colpì proprio in quei giorni, e cioè l'annuncio del sacrificio dei fratelli Bandiera che fu accolto a Malta con unanime compianto, ma di cui fu data la colpa in gran parto a lui o con suo grande sconforto poiché, a dire il vero, in una lettera inviata poco prima della tragedia di Cosenza egli raccomandava ai due giovani paternamente di desistere dalla loro generosa impazienza, tanto più perché, a suo avviso, i loro calcoli erano errati.
Nel frattempo numerosi profughi erano giù giunti a Malta e almi ne giunsero ancora poco prima della rivoluzione del 1848. Non tutti in verità si fermarono, ma quei che si fermarono di più erano, nell'insieme o compromessi da faccende politiche o ricercati dalla polizia borbonica o sospinti (come afferma la Fiorentini) dai disordini sociali; ma vi giunsero aacbe letterati e studiosi di buona fama, di cui mi piace, se non altro, ricordare il nome: quali, ad esempio. Basile di Luna, Luigi Zappetta e Luigi Settembrini, che pare abbia stabilito a Malta le basi della setta dell'Unità italiana. Nel gennaio del '48 scoppiava in Sicilia la rivoluzione, ma non destò a Malta nes­suna sorpresa perché la rivista H Mediterraneo aveva già dato man mano notizie del fermento che serpeggiava non solo in città ma anche nelle terre soggette al re Ferdinando. Giubilarne sovra tutti era la stampa liberale sicura della vittoria e anche i fogli britannici incoraggiavano gli insorti esaltandone il valore. A dire il vero non era più la sommossa un movimento separatista come quello del "21, ma ebbe mo­tivi e caratteri ben diversi tant'è che al trono vacante si chiamò un principe italiano e cioè il secondogenito di Carlo Alberto Ferdinando di Genova, che rifiutò per motivi contingenti ma fu comunque un segno ben evidente che sin d'allora la Sicilia voleva unirsi ai destini del Piemonte.
A Malta sin dall'inizio delle ostilità eran sbarcati da Palermo non solo impiegati di polizìa, ma anche nobili e addottorati per sfuggire alle rappresaglie e alle ven­dette popolari, ma vi giunsero anche da Napoli persone illustri e persino la famiglia reale dopo varie curiose peripezie che mi spiace non poter ani rilevare per la solita tirannia dello spazio. La vita a Molta però con tanta varietà dì persone era tutt'altro che tranquilla, tant'è che frequenti eran le risse e gli incidenti tra i partiti avversi, e cioè tra i realisti e i liberali. Ma non durò molto la situazione, perché ben presto (fu questione di pochi mesi), purtroppo, re Ferdinando riuscì a sconfìggere, dopo i tentativi di un pacifico accordo, le truppe avversarie con la caduta di Catania, di Siracusa, resasi vergognosamente, e di Messina, che all'opposto si batté eroicamente per ben cinque giornate.!) Si iniziò così a Molta l'esodo in gran mussa sovratutto di Siciliani, tra cui, oltre che molti nobili anche membri del Parlamento e non pochi con le proprie famiglie, trasportati la maggior parte da una speronare inglese o da un vapore francese e anche da una nave e taluni anche, per la fretta, con piccoli mezzi di fortuna.
fi 29 aprile vi giunse da un vapore a sua disposizione l'ex Presidente del governo provvisorio Ruggero Settimo, accolto con unanime profonda commozione. Passò a Malta gli ultimi 14 anni della sua vita da tutti sempre rispettato e ben voluto. Secondo le notizie del 4 Mediterraneo nel luglio del 1849 gli ospiti a Molta erano all'incirra 754 e non è meraviglia se si formarono dei comitati le cui dispute, data hi diversità delle idee, degenerarono spesso non solo in risse, ma anche in proteste nei caffè e per le strade e in violenti articoli sui giornali. Non pochi, per altro, data la loro simpatia per il Piemonte, abbandonarono Molta per raggiungere il territorio sardo, ove però non tutti furono accolti, sovratutto per le irregolarità de! passaporti. Frat­tanto erano sorte a Molta due correnti poi iti che che si fecero man mano strada, e cioè la repubblica democratica, alla quale- appartenevano, se non tutti, gran parto degli elementi più accesi del Governo provvisorio e la costituzionale monarchica, capeggiata
>) Vedi lo studio di Lutei TOMEUCKI, Le cinque giornate di Mattina di 208 pagine, uscito nel 1953, da me recensito su questa rivista.