Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1971>   pagina <322>
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322 Libri e periodici
si inserisce, ai primi di febbraio, il fermento in Piemonte per ottenere la restituzione (pp. 365-67).
Il secondo volarne è senz'altro altrettanto interessante non solo per l'azione di­spiegata da Lord Minto dal febbraio al maggio 1848, ma soprattutto per il retroscena e o fondo politico che i documenti servono ad illuminare secondo una angolazione inglese, per la verità favorevole nell'insieme alla rivoluzione italiana. Ma le prime ripercussioni per le concesse costituzioni (IX, pp. 3, 18), le insorte speranze di salvare la quiete nella penisola e. [dj: risolvere favorevolmente la questione siciliana, la irre­quietudine in Lombardia, i contrasti tra Napoli e Sicilia, ecc. ripropongono di con* tinno uno sforzo di adattamento della politica inglese alla situazione, come risulta dai dispacci di Minto, di Palmerston, di Russell (II, pp. 27-30, 4344, 61, 88-89 sgg.), allo scopo di superare le maggiori difficoltà e di salvaguardare la pace in Italia e in Europa. I problemi che da tanti anni dovevano essere sciolti, per le circostanze particolari di alcuni Stali (ad es. il regno di Napoli), nell'alterna influenza francese, austriaca e inglese, trovarono una ben diversa collocazione dopo lo scoppio della rivoluzione in Francia che generò una maggiore accelerazione sulla via delle riforme verso l'insurrezione ; le conseguenze in Sicilia (li, pp. 120-25 ). la concessione degli statuti, la crisi napoletana e le prime notizie dei fatti di Vienna (II, pp. 145-48) sem­brano far scivolare su un piano inclinato l'instabile situazione italiana, tanto che dopo la rivoluzione di Vienna si attendeva, dai diplomatici inglesi, la rivoluzione in Lombardia congiunta con l'intervento sardo (II, p. 156). A questo punto, ali indomani delle insurrezioni e dell'inizio della guerra (TI, pp. 304 sgg.), veniva il riconoscimento dell'utilità della missione Minto, senza l'opera del quale in Italia sarebbero sorte dappertutto delle repubbliche; ma veniva anche di conseguenza il consiglio a Lord Minto di ritornare in patria essendosi completamente mutate le condizioni per le quali era stata decisa la sua missione in Italia nell'estate precedente. II pensiero del Palmerston sugli avvenimenti in Italia (IL pp. 178-81), i giudizi del Minto (sulla crea­zione di un regno dell'Alta Italia, IL pp. 194-96), le ultime pagine del diario che com­menta giorno per giorno l'esito delle iniziative diplomatiche inglesi (II, pp. 207-94) costituiscono la base di valutazione per una situazione ben differente sulla scia delle operazioni belliche e di un possibile mutamento dell'equilibrio di forze in Italia e in Europa.
RENATO GIUSTI
NAZABJO CALASSI, La cooperazione imolese dalle origini ai nostri giorni (1859-1967) fIstituto di Storia economica e sociale dell'Università di Bologna. Studi di stòria sodale, Ih Imola, Goleati, 1968, in 8, pp. 277. L. 2.800.
Questo volume è il primo di una collana di testi di storia sociale. Nella prefa­zione, che è anche la presentazione della collana, Luigi Dal Pane avverte che non si può * scindere la storia delle classi dalla storia economica , e che anzi, onde evitare una e mistificazione agiografica da parte di uomini di parte , l'operazione da compiere è l'ancoraggio della storia sociale alla para storia economica, sola in grado di frenare e limitare certe deviazióni dal giusto solco.
U volume del Gelassi si può definire, dal punto di vista della storia sociale, una ricostruzione attenta e minuziosa, condotta il piò delle volte su materiale di prima mano, di piò di un secolo ili cooperazione nell'imolesc, zona dalle belle tradizioni risorgimentali e. ancor più, postunitarie, con personaggi come Andrea Costa e Romeo Galli che per lunghi anni costituirono le punte avanzate della problematica e della lotta politica locali. Al centro dell'indagine il Calassi pone la cooperazione, interes­santissima forma di economia intermedia, anticapitalistica e non socialista, derivata storicamente dalle prime società di mutuo soccorso portate alla politica dal mazzbùa-ncsimo con l'obbiettivo dell'inserimento delle elassi operaie nel meccanismo produt­tivo. Fasi successive e conseguenti, quella della resistenza, competitiva solo sul piano economico, alle reazioni dulia produzione privata, agraria o industriale, nell'atmosfera conciliante del liberalismo giolittiann, a quella, piò dura, delle numerose difficoltà