Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno
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1971
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pagina
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331
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Libri e periodici
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Dei quali non soffrono o non mostrano dì Boffrìre i popoli forti; e difatti la Gran Bretagna, piò che mai vigilante, non tardò ad ottenere chiarimenti.
Qnanto all'Italia che era il pia diretto bersaglio, le rimaneva la speranza ed il proposito di trovare negli alleati più precise dichiarazioni di solidarietà.
Si arrivò in tal guisa al governo .presieduto dal Di Raduti (31 gennaio 1891), succeduto a quello dì Francesco Càspi; ed il nuovo governo, pochi mesi dopo la sua elezione* stipulava (6 maggio) il terzo trattato della Triplice.
Le innovazioni e le caratteristiche di quel trattato vengono attentamente considerate e giudicate dall'A. che non può a meno di rilevarne la povertà operativa, in quanto il trattato non garantisce la desiderata tranquillità, e costringe la diplomazia a nuovi contatti, fino a quando si ritiene più, che opportuno affidare al comandante Volpe una particolare missione presso il governo di Berlino da cui dovrebbero essere date assicurazioni, e dal quale vengono invece nuove delusioni.
Àncora una volta gli Italiani si vedevano considerati nella Triplice alla stregua dei parenti poveri.
Non. si rinunciava tuttavia ad altri contatti, a sondaggi, a proposte, a tentativi aventi possibilità di sfociare in una intesa navale con Vienna, intesa che poteva apparire di comune interesse. Ma hi lunga strada, lunga nel tempo giacché si tratta del biennio 1892-93, è sempre cosparsa di spine non meno delle altre delle quali si è fatta esperienza; e non meno dure sono le considerazioni che se ne possono dedurre.
Restavano questa è la conclusione con la quale l'A. chiude ìl capitolo dedicato al biennio restavano, dopo tanto tempo trascorso quasi inutilmente, ancora gli stessi < equivoci di fondo derivanti dalle diverse interpretazioni dei contraenti . E bisogna aggiungere che frattanto in campo navale l'intesa con gli Imperi Centrali funzionava assai poco . Insomma l'alleato numero 3 era una inascoltata voce dolente nel colloquio coi numeri 1 e 2.
Nemmeno negli anni seguenti, fino al 1897, avvengono nella Triplice mutamenti sostanziali. Tuttavia le situazioni politiche e militari non possono essere mai uno stagno; quelle aeque particolari ubbidiscono, come quelle del mare, alle correnti, e dunque le situazioni politico-militari hanno i loro momenti della bonaccia e quelli della burrasca indipendentemente dai calcoli umani.
Fra gli eventi da notare nel corso di quegli anni è l'intervento navale da parte della Gran Bretagna, che arriva a Taranto ed alla Spezia col chiaro scopo di controbilanciare la visita a Tolone da parte della squadra russa del Baltico. Un barlume subito spento sulle speranze italiane che del resto non erano state nutrite da alcuno, tanto che erano piuttosto ritornati più vivi i propositi ed i provvedimenti per rendere più efficiente la nostra fiotta.
Altro avvenimento segnalato in quegli anni tuttora agitati da timori e delusioni è un rinnovato contatto italo-inglese nel momento in cui navi britanniche ed italiane si trovarono unite nel Levante per una dimostrazione di protesta contro le stragi degli Armeni perpetrate dai Russi. Ma nulla poteva nascere, e nulla nacque da quell'incontro.
La situazione appariva in tutta chiarezza al governo italiano; e più ancora, per quel che riguarda la Marina, essa apparve evidente nello studio dell'ammiraglio Battolo, destinato allo Stato Maggiore della Marina stessa ed a quello dell'Esercito, ed intitolino: Danni che potrebbe soffrite VItalia in una guerra contro una grande potenza navale.
Appunto su tale studio ri sofferma l'A. analizzandolo e riferendo sulle imprcs-9iorò sollevate dallo studiò medesimo nei circoli marittimi Italiani e nella Lega Navale Italiana che, sull'esempio di quella inglese gin maturo -, si era formata nel 1897.
Qui ha termine quella prima Parte > del libro che tratta di avvenimenti e dibattiti* e che ha ufficio di introduzione allo svolgimento del tema che nel titolo stesso del libro è nettamente indicato, cioè come dicemmo il tema delle due Convenzioni navali della Triplico.
La Parte seconda che ha inizio da p. 179, viene chiosa a p. 283 per lasciare poeto alla Parie terza, chiusa a ma volta a p. 412.
La Parte seconda è articolata in quattro capitoli che riguardano rispettiva*