Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1971>   pagina <336>
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336 labri e periodici
Ma in effetto la vita e la battaglia dei bresciani in quella vigilia non è sostanziai-mente diversa da quella di altri popolosi centri del nord.
C*è però a Brescia - - a guerra già aperta un servizio particolare di informa­zioni che opera in diretto contatto col Comando Supremo ; e c'è- anche una più forte e più generosa partecipazione dei giovani alla guerra, se riflettiamo che altrove qua e là le parole patriottiche superarono i fatti.
A questo che è un esordio, i'A. fa seguire notizie e considerazioni riguardanti la situazione economica e le conseguenti restrizioni, e notìzie che riguardano i bombar-(lamenti subiti dalla città. Cimoso è poi il dilagare nella città medesima di lettere anonime che vogliono essere denuncio, e che sono quasi sempre senza fondamento ed hanno scopo ed effetto allarmistico.
Entriamo poscia più direttamente :e vivamente nella città che vive nel clima della guerra, e allora sentiamo il pathos della guerra medesima, soprattutto quando l'A,, dopo altri eventi, ci conduce ai giorni di Caporetto.
Prima di quel doloroso avvenimento, c'era stato (27 settembre 1917) il lancio su Brescia del messaggio di D'Annunzio: messaggio che doveva incuorare la città già troppo provata. E appunto dopo tante passate sofferenze, i bresciani avvertirono in tutta la sua gravità e pericolosità l'invasione straniera, e cioè la ferita che colpiva la Patria, fino a pensare che tale ferita difficilmente poteva essere guarita.
Ma poi gli animi si sollevarono: i giovani, altri giovani, rinnovarono gli esempi dei primi accorsi a combattere; e la popolazione medesima già rianimata salutò con grande entusiasmo le truppe italiane che, insieme con rappresentanze di alleati, sfilarono per le vie della città il 15 febbraio 1918.
Così si riaffermò incrollabile il proposito di resistere e la volontà di vincere. Dalle pagine che riguardano appunto quei momenti, si ricava che Brescia fu allora veramente degna del suo passato risorgimentale.
Scrivendo su Brescia città, l'A. non ha dimenticato i paesi e località della pro­vincia, quelli più colpiti e più operosi e generosi, e proseguendo nel suo narrare con la consueta misura ed ordinatamente, conclude facendoci conoscere Brescia come sede delle formazioni militari più distinte (Brigate di Fanteria, Bersaglieri, Alpini, Scia­tori ecc.). Nelle quali formazioni i bresciani figurano spiccatamente per numero e per valore. Ovviamente viene aggiunto l'elenco meraviglioso elenco dei decorati, dei valorosi in genere, che provengono da ogni ceto sociale, mossi dall'amore di patria e dal senso del dovere; e fra essi, degna di rilievo, una schiera di sacerdoti e di chierici. E qui ha termine la narrazione.
Concludiamo anche noi riconoscendo alla fatica di Antonio Fappani un genuino valore ai fini educativi, ed ai fini della storia.
La sua è indubbiamente una storia nel senso preciso della parola, corredata fra l'altro di note che indicano le fonti, e che costituiscono nell'insieme una pre­gevole bibliografia.
La rapidità di questo narrare che talvolta può addirittura apparire scheletrico, l'apparire di tanti nomi che talora rimangono senza figura e poveri di personalità, e quindi non idonei a dar vita alla narrazione, è pienamente giustificata dal fatto che il piccolo libro doveva entrare nella già ricordata Bibliotechina de La voce del popolo >. Ma appunto non è da meravigliare se da questo libro che, pur ubbidendo a pre­cise finalità e limitazioni, riesce tuttavia a rivelare Brescia ed i bresciani in un grande momento della storia nazionale, non è da meravigliare se nasce nel lettore non privo di pretese, il desiderio e l'augurio di una più ampia storia che non ignori fra l'altro anche le fonti inedite che non dovrebbero mancare, una storia che abbia meno fretto, e che ria vestila di degna veste editoriale.
PIERO ZAAU