Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno <1971>   pagina <351>
immagine non disponibile

Vita dell'Istituto
351
dinanzi ad un numeroso uditorio, ha avuto luogo l'annunziata conferenza del presi* dente dell'Istituto. A nome del nuovo Comitato napoletano per la Storia del Risorgi* mento Italiano, il prof. Domenico Demarco ha ricordato le benemerenze del compianto aw. Amedeo Moscati, che presiedette per oltre un ventennio il Comitato stesso, ed ha presentato, non senza qualche nota personale, l'oratore. Il prof. Ghisalherti, collegan-dosi alle parole di Demarco per Moscati, ne ha illustrate le alte doti morali e l'opera di storico. Ha quindi affrontato il tema della sua esposizione: Una moglie difficile: Luisa Blondel.
Definire matrimonio d'amore, egli ha detto, quello che nel 1831 aveva legato Massimo d'Azeglio alla figlia < di quel tal Sandro , che al genero appariva e capo battaglione della letteratura italiana è difficile* Il pittore, che si preparava a diven­tare romanziere, e romanziere di successo, aveva voluto, fortissimamente voluto, avrebbe detto l'Alfieri, queste nozze, nonostante il primo fermo rifiuto di Giulia Man­zoni. Fu tuttavia, un'anione felice, che introdusse l'Azeglio nell'ambiente culturale che gravitava attorno all'autore dei Promessi Sposi.
Grande il dolore per la morte, dopo tre anni di matrimonio, della diletta Giulia, dalla quale aveva avuto una figlia, ma non tale da impedire nuove nozze, dopo appena undici mesi di vedovanza, con la zietta di questa, Luisa Maumary, vedova di Enrico Blondel, fratello di sua madre e della moglie di Manzoni. E questa volta fu proprio un matrimonio d'amore, di passione. Bellissima donna, di raffinata eleganza, colta, spiritosa, generosa e caritatevole, la Blondel: per poterla sposare l'Azeglio dovette superare non solo difficoltà ecclesiastiche, perché Luisa era protestante (le nozze avvennero a Klagenfurt), ma risentimenti e sdegni familiari provocati dalla troppo breve distanza dalla morte di Giulia e dai troppo stretti legami di parentela con la defunta. Ma tutto fu superato e l'epistolario azegliano ci offre testimonianze interes­santissime dell'affetto che legò i due sposi nei primi anni di matrimonio. Ma, nono­stante la collaborazione intellettuale (fu Luisa che introdusse l'Azeglio in un più ampio ambiente culturale, inducendolo tra l'altro, a esporre i suoi quadri, senza troppo successo, al Salon di Pargi nel 1836), i due sposi si trovarono presto in con­trasto. Luisa era gelosissima, e Massimo che era né séduisont, come diceva Man­zoni, suscitava troppo fervore di simpatie tra le belle donne che ammiravano il pittore alla moda e il romanziere di successo. II Fieramosca era stato definito il secondo grande romanzo italiano; il Niccolò de' Lapi aveva confermato la fama dell'autore, suscitando persino l'approvazione di Mazzini.
Furono, ha proseguito Ghisalberti, pertanto, dal '41 in poi, anni duri per il ménage d'Azeglio Ogni sorriso, ogni occhiata femminile al suo Massimo erano segni certi d'infedeltà per lo spirito inquieto di Luisa. Che non esiterà, in Piazza di Spagna, a Roma, nel '42, a schiaffeggiare il marito, al quale una fioraia aveva gettato un mazzo di violette... Ma, come affermerà l'Azeglio a suo fratello Roberto e al fedelissimo amico Tommaso Grossi, confidente delle sue pene e del suo tormento, finché erano vissuti insieme, non era mai stato infedele a sua moglie. Una vita di scenate quotidiane non poteva durare a lungo, anche se, ogni tanto, c'era qualche schiarita, come nel viaggio a Palermo e a Napoli del '42. L'accusa di essere un impo­fitore, lanciatagli pubblicamente, l'atmosfera di sospetto, gli sfoghi con parenti e per­sone amiche contro il marito, portò a una separazione provvisoria, potremmo dirla sperimentale, nel *43* che avrebbe dovuto durare fino al marzo '45. Ma anche questo espediente non servi a migliorare la situazione. Luisa, tra l'altro, trovava sostenitori che la aiutavano a credersi vittima di un uomo che non la comprenderà, che la tiran­neggiava (in prima fila tra questi bone intenzionati era Giuseppe Giusti, prodigo in insinuazioni contro l'Azeglio, con il quale intratteneva ben altra corrispondenza). La separazione, quindi* divenne definitiva e i duo sposi seguirono ciascuno la propria strada, non rompendo, mai, però, quel legami di amicizia intellettuale e politica che appaiono dalle lettere di Massimo a Luisa che conosciamo, sia pure ridottissime nel numero e ritoccate nel testo. Luisa fu sempre presente in ogni momento della vili! di Massimo, che la ritenne degna di essere sua confidente anche nei momenti più gravi della sua vita politica. Salvo qualche incontro saltuario, non si videro che