Rassegna storica del Risorgimento

GIANNONE PIETRO POESIE
anno <1971>   pagina <381>
immagine non disponibile

Due sonetti di Pietro Giurinone
381
Nella composizione, cui nuoce l'impacciata seconda quartina, risalta la posinone del repubblicano mazziniano,1) diffidente dei prìncipi, fiducioso nel­l'audacia insurrezionale ed animato da un'ispirazione religiosa, che gli fa iniziare e concludere il verso finale col nome di Dio:
Se volge, Italia mia, più lieta sorte e in te di tirannia l'astro s'imbruna, meno il dei che ai tuoi regi e alla fortuna de' tuoi figli all'ardire ed alla morte.
Di nuova civiltà più giusta e forte trono sarai come già fosti una; ma stanno i fati tuoi nell'esser una: non obliarlo o cangerai ritorte.
Dell'austriaco oppressor più che l'orgoglio mi conturba il tuo scisma e mi paventa che mal si spera libertà dal soglio.
Oh, sian vani i miei dubbi e il terror mio! Ciò che il senno mortale indarno tenta Iddio lo puote: e ti vuol grande Iddio.
Le idee qui espresse collimano coi Pensieri politici , scritti il 6 giugno dello stesso anno 1848 come protesta dei mazziniani contro l'annessione della Lombardia e dei ducati al Piemonte, che egli riteneva perlomeno prematura. In questo scritto) attaccava la libertà di parola o bastarda (oggi si direbbe la libertà formale), fondata sopra baionette reali (si confronti col Mal si spera li­bertà dal soglio) e lamentava di esser più straniero nel paese nativo (scriveva da Sassuolo presso Modena) di quanto non fosse stato in Inghilterra e in Francia.
Nonostante questo polemico pessimismo, nella prosa degli scritti come nel* l'incerta poesia del sonetto è espressa la fiducia nell'avvenire d'Italia e il pen­siero si eleva a Dio, dal quale solo gli insorti avevano ricevuto la loro animosa sicurezza.
II secondo sonetto fu scritto dal Giannone malato nella notte tra il 30 e il 31 dicembre 1860: una delle mie tristi notti nelle quali sono abitualmente con­dannato a veglie durissime.
Dopo la vittoriosa spedizione dei Mille, la conquista delle regioni centrali, l'arrivo delle truppe piemontesi nel Sud e i plebisciti per l'annessione, la lotta per l'indipendenza nazionale era invero a buon punto, ma la difficile situazione diplomatica preoccupava il poeta.
Pur fedele all'idea repubblicana, egli ora non protestava più contro la mo­narchia o le recenti annessioni; anzi nella precedente lettera del 2 gennaio 1861 al medesimo Bruzzesi si mostrava molto moderato nel giudizio sui governanti
1) L'evoluzione politica del Giannone può interessare per la transizione dal set­tarismo carbonaro al programma, repubblicano e unitario del nitizzinianesimo
9 I Pensieri, politici, conservati nel Museo del Risorgimento di Modena (Lascito Siiingardi), sono stati pubblicati da ADA CHIAPPE nel volume La vita e gli scrìtti di'Pietro donnone, Pistoia, 1903, pp. 77-103.