Rassegna storica del Risorgimento

ESERCITO AUSTRIACO TRUPPE SLAVE 1848
anno <1971>   pagina <389>
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Propaganda tra le truppe slave - 1848 389
rarsi di porsi, ove possibile, in relazione con alcuni dei promotori della indipen-denza della loro nazionalità ed eziandio per aver modo di giungere ad aver rap­porti coi loro connazionali che sono nell'esercito di Radetzky. Venti anni di studio sulla etnografia europea, numerose relazioni coi diversi Comitati Slavi e Polacchi fanno sì che il sottoscritto ardisca credersi non del tutto innato a tale incombenza, tanto più che agli ufficiali slavi, civi illirici, galiziani, boemi e slo­veni, ed eziandio coi transilvani valacchi può parlare loro di persone che certo conoscono se non di aspetto, di fama per essere i più caldi patrioti del rispettivo paese .1)
Questa proposta, così ricca di suggerimenti, cadde tuttavia tra l'indifferenza generale. L'uomo che era in grado di stilare un elenco così vario delle naziona­lità slave, era una rara avis in Italia, dove, a detta del Pozza, la Croazia, l'Ili iria e tutta l'Ungheria sono più lontane che la Cina e il Brasile .2) Egli seppe far fruttare in modo intelligente il sno incarico di informatore sguinza­gliato dal governo sardo alle calcagna dei mazziniani nell'Europa orientale; entrò in contatto con gli uomini più rappresentativi dei paesi nei quali svolgeva la sua attività; fa a lungo in corrispondenza con uno dei personaggi più in vista di quella generazione di uomini di cultura, che con i loro studi avevano con­tribuito in maniera decisiva al rafforzamento del sentimento nazionale slavo, Jernej Kopitar, e s'impratichì delle lingue slave.8) Quanto fosse vasta la sua conoscenza linguistica, lo dice lui stesso in una lettera scritta nel 1863 a K. Vojnovic*: ... So un pochino di polacco, conosco l'organismo dello Slovenzo (sic), Croato, Dalmata, Serbio etc. perché lessi e studiai Ivolic, Miclosic, Dom-browski... . 4>
Funzionario governativo di sicura fede monarchica il Vegezzi-Ruscalla, del resto, condivideva i sospetti diffusi negli ambienti ufficiali nei confronti di certi Polacchi che operavano in Italia, nella schiera dei quali poteva entrare benis­simo anche il Mickiewicz. Il 10 aprile informò il Nakwaski che l'Austria aveva mandato in Italia degli agenti polacchi col compito di diffondervi idee repubbli­cane, allo scopo di favorire il formarsi di piccole ed inermi repubbliche che ne sarebbero state facile preda. Chiese pertanto al Nakwaski di smascherare questo infame tripotage, ed assicurò che il governo non era disposto a tollerare la propaganda repubblicana. ")
Prima ancora dunque che il Mickiewicz lasciasse Roma, nei circoli gover­nativi di Piemonte si andava delineando un atteggiamento ostile nei suoi con­fronti, suscitato soprattutto da ragioni di politica interna, e non tanto dal ter­rore di scompiacere allo Tsar, come avrebbe scritto più tardi nelle Lettere slave Mazzini. ) È pur vero che questo pretesto venne addotto nell'opporsi alle
i) TCODOR ONCIULESCU, Vegeszi-Ruscaila., in Rassegna storica del Risorgimento,
1940, p. 261.
2) M. Dzìxuàt Pisnut pisana dr. Ljudevitu Gaju i neh i njegovi sastavci (Lettere in­viate al dr. L. Guj ed alcuni suoi Berilli), Gradja za povijest knjizevnosti hrvatake, JA
1909, knj- P- 157.
80 T. ONCIUIBSCU, G. VegezxbRutcalla e i Romeni, in Tiphemeris Dacoromana, a. IX, Roma, 1940, p. 94.
ij TJniverziteina knji/nica (Biblioteca universitaria), Zagabria, R. 5622 b.
tf) N. GKAJEWSKI, op. ckf, pp. 55, 56.
0) Scritti editi e inedili di Giuseppe Mattini, [SJ.l. voi, XXXVI, Imola, 1922,
p. XLIV.