Rassegna storica del Risorgimento

CATTANEO CARLO
anno <1971>   pagina <397>
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Cattaneo e il mito bonapartista 397
Brénier. Alla corte francese non sì conosceva esattamente né Io scopo, né H risultato dell'incontro fra l'Imperatore e il conte di Cavour. Da amici lombardi, il Cattaneo apprendeva che notizie dì una probabile alleanza franco-sarda ave* vano suscitalo un gran fermento popolare nella sua terra natale. L'atteggia­mento dei Lombardi indicava che la polìtica conciliatrice, inaugurata dal go­verno austriaco con l'arrivo dell'arciduca Ferdinando Massimiliano nel 1857. aveva avuto esito negativo.
Nel gennaio del 1859, Mauro Macchi, Agostino Bertarii e altri èsuli mila­nesi' esortavano il Cattaneo ad esprimere apertamente le sue opinioni sulla diplomazia cavouriana, sull'arruolamento di volontari lombardi nell'esercito sardo e. in generale, sulla situazione politica del paese. Cattaneo, uscendo per la prima volta dopo molti anni dal suo isolamento politico (frutto di una scelta deliberata più che di circostanze esterne), consentiva infatti ad esprimere pub­blicamente la sua opinione sulla questione italiana in una serie di lettere ai redattori del Times e del Daily News di Londra..*1)'-
Alla fine dell'era napoleonica, scriveva il Cattaneo, l'Inghilterra aveva agito contro i propri interessi nel dare carta bianca all'Austria e al Papato negli Stati italiani. Il regime napoleonico non era stato privo di abusi, ma perlomeno aveva destato nel popolo italiano sentimenti ed energie troppo a lungo assopite. I governi della Restaurazione non avevano permesso lo sviluppo di quelle energie latenti, ma nuove possibilità di sviluppo politico si sarebbero forse presentate con l'intervento in Italia di un altro Bonaparte:
The spirit of Napoleon is risine again npon Ilaly. Franco does not ueed to cross again the Alps; elio is qttartered in the heart of the country, She seems to appreliend ihat her mission is to fulfill the first generous and holy pnrposes of her great Emperor. ")
Per i lettori inglesi, come per quelli italiani, la parte più sconcertante di questa discussione cattaneana era senza dubbio il suo giudizio sul Primo Im­pero, che egli vedeva come un momento positivo nella storia d'Italia. Benché Ferrari, Pisacane ed altri lo scongiurassero di non farsi illusioni in merito, il Cattaneo sperava sempre che il nipote di Napoleone I avrebbe emulalo la poli­tica dello zio in Italia come già l'aveva emulata, almeno in parte, in Francia. A coloro che non comprendevano quale fosse il vantaggio di sostituire l'aquila dei Bonaparte a quella degli Asburgo, il Lombardo non si stancava di ripetere che l'amministrazione napoleonica in Italia, benché colpevole di soprusi e vessazioni, aveva concesso agli Italiani un esercito nazionale, speranza e or­goglio del paese. Molti giovani italiani, scriveva il Cattaneo, speravano che un nuovo esercito si sarebbe formato con l'aiuto della Francia per una guerra d'indipendenza. Senza le armi, il popolo italiano non avrebbe né conseguito l'indipendenza dal dominio austriaco, né tutelato la propria libertà politica.
Ritenendo importantissima per il futuro della nazione la creazione di un esercito, il Cattaneo nel 1855 aveva randa li zzato i seguaci di Mazzini con la sua approvazione dell'intervento sardo nella guerra di Crimea. Nel 1859, per gli stessi motivi, il Lombardo si pronunciava in favore dell'arruolamento di gio-
i) Questa serie di lettere è tata riprodotta (nell'originale inglese) in Scrìtti poli­tici di Carlo Cattaneo, a cura di MARIO BONUS: I, Firenze, Le Mounier, 1964-65, voi 11, pp. 483.519.
2) Ibidem* p. 500.