Rassegna storica del Risorgimento

CASALE MONFERRATO STORIA 1859
anno <1971>   pagina <406>
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406 Gabriele Serrafero
di usci, strilli di donne, fucilerie, campane e cannoni orchestrarono un lugubre concerto. Donne con bambini al collo, uomini con materassi in spalla, tutti cor* revano verso Casale.
ÀI Rondò si fermarono per riprendere fiato e qualcuno più coraggioso osò guardare indietro; segnalò che sul campanile di Terranova stavano ancora le vedette piemontesi; si ristabilì la calma tra i fuggiaschi. I locandieri si diressero verso Casale e gli abitanti di Terranova tornarono alle loro case. Nella notte, mentre il paese era immerso nel sonno, le truppe di prima linea si ritirarono ordinatamente, ed al mattino, i Terranovesi si videro gli Austriaci in casa. Cre­dendoli francesi fraternizzarono, ma le prime violenze li convinsero che si erano sbagliati.
A Casale tutto il presidio armato era disposto in ordine di battaglia; sui bastioni i soldati pronti alla difesa spalla a spalla. Furono caricate le bocche da fuoco del Rondò e della testa di Ponte. Si attendeva da nu momento all'altro l'attacco e l'assalto alla città. Alcuni cavalleggeri furono inviati in avanscoperta tra Casale e Terranova. Purtroppo Garibaldi in quel giorno era a letto con l'artrite. Avvisato degli avvenimenti volle tuttavia uscire il giorno dopo, lan­ciando i suoi Cacciatori nelle zone di Balzola e Rive; catturarono qualche tiro­lese sperduto per la campagna. I bersaglieri che avevano chiesto l'onore di qualche scaramuccia rientrarono da Villanova con il cavallo di un ufficiale austriaco e con imo stutzen tolto ad un tirolese. Tutto questo avveniva il 2 maggio.
Il giorno dopo, grossi reparti austriaci tentarono il passaggio del Po nelle vicinanze di Frassineto con l'obiettivo di gettarsi tra Casale ed Alessandria e divi­dere l'esercito piemontese da quello francese.
Per tre giorni le truppe di Cialdini contrastarono il passo al nemico; vi furono scontri all'arma bianca che decisero le sorti della battaglia; pare che agli Austriaci} questo genere di combattimento non andasse a genio. Fu il momento più critico di tutta la campagna di guerra. L'esercito di Gyulai, più forte, più armato, più addestrato ed anche più disciplinato, non fece quella pressione che avrebbe messo in crisi lo schieramento degli alleati, e fu questo uno dei motivi per cui, il generale austriaco, alla fine della guerra, venne deferito alla corte marziale. Noi vogliamo tuttavia concedere alle truppe di Cialdini l'onore di avere fatto barriera all'offensiva austriaca, che in caso di vittoria avrebbe dimo­strato tutta la sua validità strategica.
Continuava a Genova lo sbarco delle truppe francesi ed il giorno 10 maggio l' Armée d'Italie > era pronta al combattimento.
Napoleone HI, nel ricevere le notizie delle pressioni austriache a Frassineto, saltellava tra il quartier generale di S. Salvatore ed Alessandria, pronto alla ritirata in caso di sfondamento. Ma i giorni passarono senza ulteriori attacchi nemici.
Fu allora che Napoleone IH, forse suggerito dallo spirito del grande zio, ebbe l'intuizione di una geniale manovra. Lanciò verso Piacenza alcuni reparti per attirare il grosso dell'esercito nemico, mentre con una azione avvolgente a ferro di cavallo, faceva affluire su Casale tutta l'armata franco-piemontése; voleva col­pire gli Austriaci alle spalle.
Gyulai, attestato sul Po davanti a Frassineto e Valmacca, nell'osservare que­sta manovra, ebbe l'impressione di un normale movimento di truppe inviate a difendere Casale; nel timore di dover fronteggiare forze superiori si ritirò oltre il Sesia.