Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA-UNGHERIA POLITICA RELIGIOSA 1870; QUESTIONE ROMANA
anno <1971>   pagina <411>
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Austria e Roma nel 1870
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Puntare tatto sull'Austria, significava legare l'avvenire dello Stato pontificio alla carta perdente,
2. Ce qui pour moi. au milieu de tant d'angoisses, est d'une immense consolalion, c'est les bonnes nouvelles qne je recois de Vienne. Je prie le bon Dieu, et j'espère que rEmpereur réussira à aplanir les difiìcuhés qu'il s'agii de vaincre pour eri arri ver à la reconstirntion de la monarchie aulrichienne, car je saia que la réussite de celte oeuvre, ne pourra ne pas tourner au profit de l'Eglise et de tons les trònes . ') Pio IX diceva queste cose al barone Hiibner verso la fine del 1865. Ma di bonnes nouvelles da Vienna non ne giunsero, e la Chiesa non ebbe quel profit che il Papa aspettava; giunsero invece cat­tive nuove, e prima ancora di Sadowa.
Durante la primavera del 1866 fu chiaro per il governo austrìaco che si stava per preparare militarmente un attacco che lo avrebbe impegnato lungo le frontiere boeme come su quelle venete. Dinanzi a questa minaccia cresceva il peso della Francia e il ruolo che questa avrebbe svolto in Italia. Il problema allora era di salvarsi, non di riconquistare le posizioni perdute. La questione di Roma mutava valore. I progetti di Napoleone III riguardavano una ristruttura­zione federale dell'Italia, con la cessione del Veneto da parte austriaca, in cambio della neutralità francese e dell'impegno a prevenire l'intervento ita-liano. Ciò significava che l'Austria era pronta a rinunciare alle sue posizioni italiane, le quali non avevano dunque per essa un'importanza vitale. La persua­sione che Francesco Giuseppe fosse l'unico sovrano pronto a difendere il potere legittimo veniva frantumata. Quando a Roma giunse notizia del tradimento austriaco, fu come un colpo di fulmine. Certo, se l'Austria avesse vinto la guerra, sarebbe stata la fine del regno d'Italia, ma a vantaggio di chi? La speranza e la fiducia -' lasciarono il posto all'amarezza. Au Vatican , telegrafava lo Hiibner, on est dans la consiernation. On considère l'abandon de la Vénétie comme la fin dn pouvoir temporel .:'-'
La sconfitta austriaca, accompagnata dal fallimento del progetto diploma­tico di Napoleone UT (il quale dovette limitarsi a realizzare solo quella parte dei BUOÌ piani che riguardavano la cessione del Veneto all'Italia) dovevano com­pletare il quadro. Di colpo, le illusioni furono dissolte dal più crudo e pessimi* slieo realismo. Nous vivons ici , scriveva sempre lo Hiibner, dans un état d'incertitude doni l'histoire offre peu d'exemples. Le gouvernement romain se trouve dans la situation, d'un combinine a mort qui n'ose plus espérer sa gràce, mais qui se fluite canore d'obtenir un snrsis . " La diagnosi pessimistica aveva il suo fondamento nella svolta che la sconfitta impresse alla politica interna e estera dell'Austria.
La sconfitta approfondì la crisi dell'impero. Sol piano internazionale venne il momento di compiere scelte radicali: una politica di rivincita, o la rinuncia al ruolo germanico e la ricerca d'altri obiettivi? Gli anni immediatamente suc­cessivi al 1866 videro i dirigenti austriaci impegnati a coltivare progetti di ri-
*) S; JACIKI, op. <a., p. 176* 3J! . JACINI, op. offe, p. 186.
s) S. JAI:INI, op. 'étti* p. 188; off. ivi* p. 191; inoltre: F. ENGEL JANOST, òstcrreieh rat., voi. li pp. 135-37.
) S. jAcun, op. c, p. 197.