Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA-UNGHERIA POLITICA RELIGIOSA 1870; QUESTIONE ROMANA
anno <1971>   pagina <412>
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Ennio Di Nolfo
vincita. Francesco Giuseppe rifiutava di accettare la sentenza di Sadowa, come aveva nell'intimo rifiutato di accettare la sentenza di Solferino. Scelse come mi* nistro degli Esteri (poi cancelliere) il barone Ferdinand von Beust, già ministro degli Esteri di Sassonia, aperto avversario del Bismarck. La nomina del Beust non aveva altro senso che d'esprimere una volontà di rivincita, la quale doveva maturare attraverso la formazione di Una grande intesa diplomatica.1) Infatti solo la costituzione di nuovi raggruppamenti diplomatici avrebbero potuto con­trobilanciare la potenza prussiana. s> Gli Austriaci dovevano scegliere le loro alleanze; mobilitare la Russia contro il perìcolo tedesco; rinunciare a contrap­porsi anche in prospettiva alla Francia; perciò abbandonare la contesa in Italia. E poiché le relazioni con la Russia non miglioravano, a causa della rivalità in una regione, come quella balcanica, ormai vitale per gli Austriaci, l'intesa con la Francia diventava la via obbligata della diplomazia austriaca. Ma ciò signifi­cava anche intendersi con l'Italia e lasciare esclusivamente nelle mani francesi la gestione della questione romana.
Questo orientamento venne facilitato dalla posizione del Beust in politica interna e dal programma delle forze che lo sostenevano. Il Beust era di reli­gione protestante, ma non fu, questo, un elemento rilevante nelle sue scelte di politica religiosa. Come per la politica internazionale, anche nel campo in­terno la sua persona implicava la volontà di superare la crisi portando a ter­mine la revisione dell'assetto costituzionale del regno fino alla costituzione dualistica del 1867. Due tendenze contrastanti, quella internazionale antiprus­siana e quella interna, mirante a lasciare più spazio agli Ungheresi, indifferenti verso il problema del ruolo germanico dell'impero absburgico; ma contrastanti in una misura che solo gli eventi successivi avrebbero rivelato. Intanto la linea politica Beust era appoggiata e condizionata da una maggioranza parlamentare dominata da forze liberali e anticattoliche, le quali avversavano aspramente il regime delle relazioni con la Chiesa definito dal Concordato del 1855 e propu­gnavano un rapido sganciamento dal Concordato stesso. In vista di ciò esse ottennero, nel 1868, l'adozione di tre disegni di legge (sulla giurisdizione civile del matrimonio, l'equiparazione dei culti, e il controllo pubblico sulle scuole) in palese contrasto con le norme Concordatarie.3) La convenienza del Beust a seguire tale linea politica era accresciuta anche dal fatto che essa pareva of-
i) A. J. MAY, op. cU., pp. 33-38 e 98-103; A. J. P. TAVLOK, op. eh., pp. 130-31; J. REDLICM, Emperor Francis Joseph of Austria. A Rwgraphy, h. ediz., Hamden (ConnJ, pp. 338-39 ; S. W. HALPKRIN, Diplomai Under Stress. Visconti Venosta and the Crisis of JuJy. 1870. Chicago, 1963, pp. 6*8; F. ENCEI. JANOSI, La Questione romana nelle trattative diplomatiche del 1869-70, in Nuova Rivista storica, 1940* pp. 452-53.
2) w. E. MOSSE, The European Poivers and the Cernimi Question, 1848-1871, wkh Special Reference lo England and Russia, Cambridge, 1958, p. 253.
*) A. J. MAY, op. cii., pp. 3348 e fonti ivi indicate; R, AUUERT, Le pontificai de Pie IX (1846-1878), Parigi, 1952, pp. 151-53 e fonti Ivi indirute; P. Piani, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, III, La Questione Romana dalia Con­venzione di Settembre alla caduta del Potere Temporale 1864.1870, porte I (Testo), Roma, 1961, pp. 178-88; F. ENCEI. JANOSI, Osterreich iu, voi. 1, pp. 14449; S. JACIW, op. cit., pp. 22942.