Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA-UNGHERIA POLITICA RELIGIOSA 1870; QUESTIONE ROMANA
anno <1971>   pagina <413>
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Austria e Roma nel 1870
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frirgli un terreno d'intesa con le forze liberali della Germania meridionale, sulle quali egli contava per contendere la strada al Bismarck. *)
In tale contesto la diagnosi dello Hiilmer sulla disperata condizione della diplomazia pontificia si rivelava persino ottimistica, poiché Roma non poteva sperare dal l'Austri a non quella grazia che la salvasse da fine certa, ma nem­meno quel sursis , che riaprisse un pur timido spiraglio di luce. Un crescente fatalismo si impadroniva degli uomini della Curia e spiega la loro passività, come spiega il prevalente volgersi del Pontefice ai problemi che l'organizzazione del Concilio gli poneva. Gli Austriaci in quei frangenti non dovevano né potevano ritornare sulle loro posizioni, anzi la scelta doveva ulteriormente radicaliz-zarsi; l'idea di un recupero in Italia fu rapidamente aggiudicata (almeno per quegli anni) al patrimonio dei ricordi storici, e il potere temporale dei Papi perse la sua importanza agli occhi austriaci, fino a diventare uno scoglio sulla strada dell'alleanza con il regno d'Italia. A quel punto la presenza a Roma del barone von Hiibner era un anacronismo; il suo ruolo era esaurito; ed egli era un personaggio troppo influente per restare in un posto così impegnativo senza un compito politico congeniale alle sue idee. Alla fine del 1867 egli pensava: L'Italie n'cst qu'un fan tóme près de se dissoudre et... la revolution, forte à de-truire, est impuissante à rien créer .2) Un diplomatico che dava questi giudizi poteva difficilmente conciliarsi con Una politica di intesa collltalia. Alla fine del 1867, poco dopo Mentana, lo Hiibner lasciava Roma per ritornare a Vienna, dove avrebbe rafforzato le file dell'opposizione al governo.3)
Il negoziato italo-franco-austriaco per una triplice alleanza fu l'espressione della volontà francese e austriaca di equilibrare la potenza prussiana. Esso esprì­meva una chiara tendenza ad associare i soggetti minacciati dalla nascente forza egemonica centroeuropea. Ma esso urtò contro il mancato chiarimento della posizione dell'Italia nella progettata costellazione diplomatica. Mentre l'Austria, toccata dalla sconfitta, aveva accettato di riproporzionarsi, e senza pentimenti troppo evidenti riimnziava alla tradizionale influenza italiana, la Francia di Napoleone IU coltivava un tenace disegno egemonico, anzi strumentalizzava l'ipotetica alleanza a tale disegno, perciò non era disposta a subire operazioni riduttive del suo dominio imperiale: specialmente in Italia, dove la fragilità del risultalo dava adito alle tentazioni eversive. Così la questione romana do­minava il negoziato, benché in senso negativo. E le aspirazioni austriache a costruire la forza diplomatica per la rivincita si scontravano col problema di persuadere anche i Francesi a rinunciare a difendere il potere temporale. Il quale diventava, da punto di riferimento per la restaurazione, ostacolo per la rivincita; un ostacolo col quale a più riprese la diplomazia austriaca si cimentò. L'allontanamento dello Hiibner fu il segno più esplicito della mutata vo­lontà dell'Austria; ma già dorante tutta la fase precedente la crisi di Mentana erano affiorati i sintomi del mutamento. Quando la diplomazia spagnola aveva messo avanti l'ipotesi d'una garanzìa collettiva delle potenze, il Beust aveva respinto senza esitazione l'idea, con una protesta di impotenza eloquente e rive­
li li, AtTBBRT, op. citi, j>. 152 e fonti ivi indicate.
2) S. JACJNI, op. clt,, p. 236; F. ENCKI. JANOSJ, Osterreìch cit., voi. I, p. 142.
8) Sai ritiro dello Hiilmer da Roma: S, JACINI, op. cit., pp. 235-36; F, ENGEL JANOSJ, Hiilmer cìu pp. 188-89; In., Ósterreick cit., voi. 1, pp. 14142; P. FIBBI, op. CH, pp, 178-81-