Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA-UNGHERIA POLITICA RELIGIOSA 1870; QUESTIONE ROMANA
anno <1971>   pagina <419>
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Austria e Roma nel 1870
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fosse poi la decisione circa la partecipazione alla guerra, restava un interesse generale austriaco quello di favorire una vittoria francese.
Isacco Arturn tracciava in proposito (pochi .giorni più tardi) una diagnosi di cospicua lucidità. Alla Burg> (cioè alla corte imperiale), egli scriveva, si desidera la guerra. Ho qualche ragione per credere che l'imperatore d'Austria siasi personalmente impegnalo con l'imperatore Napoleone con una lettera pri­vata. Ma la guerra scoppiò così improvvisamente che la prudenza impone anche alla Burg di non smascherarsi troppo presto... Il conte Beust è pure assai favo­revole alla alleanza francese. Fra Ini e Gramont erano corse probabilmente pro­messe, cui gli altri membri del Ministero erano estranei. Ma il modo veramente inaudito con cui procedette la Francia mise Beust nel più grande imbarazzo. Egli sperava forse di potersi atteggiare a difensore degli Stati del sud contro la Prus­sia, ecc. Ora che tutta la Germania fa causa comune colla Prussia, Beust, ciré sassone, ma tedesco, non sa più con quale pretesto intervenire. Il conte Andrassy e gli Ungheresi non vogliono saperne di riacquistare all'Austria la sua perduta influenza in Germania... A Vienna come a Pest, in Bosnia come nelle altre parti dell'impero, l'opinione pubblica si pronuncia energicamente per la neutra­lità disarmata. Quali le conclusioni in questa diagnosi? Ecco il giudizio del­l'Artom: Se la Russia si serba neutrale, se il conflitto rimane circoscritto alla Germania ed alla Parncia, l'Austria troverà con gran pena la via d'intervenir nella guerra. Ed appunto perciò si fa pompa dei negoziati coli"Italia .' L'inviato italiano coglieva i due aspetti secondo cui l'azione diplomatica del Beust si presentava: darsi pena per intervenire, perciò mettere innanzi i negoziati con l'Italia: l'intenzione e la condizione, la volontà e la cautela diplomatica. L'11 luglio il Beust precisava: Je tiens à ce que l'empereur Napoléon et ses ministres ne se fassent pas l'iUusion de croire qu'ils peuvent nons entrainer simplement à leur gre an delà de ce que nous avons promis et au delà de la limite qui nous est tracée par nos intérèts vitaux aussi bien que par notre situation matérielle .2)
4. L'impegno con cui il Beust si dedicò all'impresa di far vivere la tri­plice alleanza è un'ulteriore conferma del fatto che egli non aveva rinunciato; cioè del fatto che la sua azione diplomatica non consisteva soltanto in una vel­leitaria copertura dell'impossibilità austriaca a decidere. In questo impegno tut­tavia si distinguono varie fasi, ciascuna delle quali corrispondente a diversi mo­menti della crisi diplomatica.
Una prima fase fu caratterizzata dalle incertezze iniziali della crisi e dalla non completa disponibilità di informazioni sul quadro diplomatico. Quando la crisi franco-prussiana era soltanto nell'aria e non era ancora pubblicamente esplosa, verso la metà del giugno 1870, il Beust aveva scritto al ministro austriaco in Italia, barone Kiibeck manifestandogli il proposito di non lasciar cadere nel­l'oblìo gli accordi dì massima negoziati l'anno prima con i governanti italiani e francési, accordi che, sebbene non formalmente sanzionati, avevano per lui la portata di sérieux engagéments . Gli accordi non erano stati formalizzati sur-toot à cause de la question de l'évacuation des États Romains que les ministres Italiens tenaient à règler par la méme occasion ; ma c'era da pensare, giudicava ancora il Beust, ohe le positive assicurazioni di Vittorio Emanuele II e di Napo­leone III costituissero un'indicazione probante soprattutto per quello che il con*
D Artom a Visconti Venosta, 29 luglio 1870, ODI, I, XIII, n. 330, p. 225.
2) E. BoC/Hf.EOIS-E. Cl.EHMONT, Op. CÌtn p. 247.