Rassegna storica del Risorgimento
AUSTRIA-UNGHERIA POLITICA RELIGIOSA 1870; QUESTIONE ROMANA
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1971
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Austria e Roma nel 1870
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Le intenzioni francesi erano sufficientemente esplicite per chiarire al Beust r termini del problema. Ancora il 12 luglio egli raccomandava al Curtopassi di cogliere il momento per risolvere definitivamente la questione romana e si spingeva persino a non escludere una rettifica del confine settentrionale italiano. *) Il suo atteggiamento di fondo restava bellicistico, ma le difficoltà si facevano sentire. Predicava la neutralità ma ammetteva senza riserve che la partecipa* zione della Russia al conflitto o l'evacuazione di Roma potevano singnìièrement modifier l'attitude de l'Autriche. -) Il pruno giro d'orizzonte gli aveva dato la misura della difficoltà dell'opera. Tuttavia non abbandonò il progetto, anzi, verso la metà di luglio, la sua azione diplomatica entrò in una seconda fase e attraversò momenti cruciali. Le novità coincisero cronologicamente col punto di svolta diplomatico della crisi: 12 luglio notìzia della rinuncia del principe Leo* poldo di Hohenzollern alla candidatura spagnola; 14 luglio richiesta francese di nuove garanzie* incontro di Ems e crisi susseguente; 15 luglio richiesta di crediti militari da parte del governo francese alle Camere, e dichiarazione di guerra alla Prussia. Gli sforzi compiuti dal Beust per trascinare i Francesi a un metodo d'azione tale da mettere il Bismarck dalla parte dell'eversore e, por-tanto, dell'aggressore potevano dirsi falliti. Egli non poteva più realisticamente contare in una defezione degli Stati del sud dal fronte prussiano; e nemmeno calcolare su un mutamento bellicistico degli Ungheresi. Un elemento nuovo era tuttavia la chiara volontà francese di giungere sino alle estreme conseguenze. Se lo scontro era inevitabile e se, da conflitto diplomatico, esso doveva cambiarsi in conflitto militare, l'occasione suprema era giunta, poiché una vittoria del Bismarck avrebbe segnato per sempre la rinuncia al disegno germanico dell'Austria, mentre una vittoria francese, favorita dall'alleanza absburgica, avrebbe creato le condizioni della rivincita. Superare calcolatamente le difficoltà del momento per cogliere l'occasione storica offerta all'Austria era un problema politico che passava ancora e sempre per l'Italia: Vaincre on mourir ensemble devrait étre no tre devise x, questo esclamava, enfaticamente ma puntualmente, il Beust all'inviato italiano, all'indomani della dichiarazione di guerra.3)
Erano, quelli, non soltanto i giorni della guerra, ma anche i giorni di vigilia della proclamazione, a Roma, dell'infallibilità del papa; e della preparazione, a Vienna, dell'unilaterale denunzia al concordato del 1855; giorni di tensione antipapale, dunque. E questa stessa ragione s'aggiungeva alle motivazioni di natura propriamente diplomatica, le quali seguitavano a collocare Roma al centro del negoziato. Dinanzi alle resistenze incontrale, il Beust non s'era infatti perso d'animo. Poteva calcolare che un residuo margine d'azione gli fosse lasciato: presso i Francesi dalle nuove circostanze belliche, che avrebbero forse affievolito l'intransigenza; e presso gli Italiani dalla ambigua politica del re, che non aveva nascosto d'essere assai meno prudente dei suoi ministri, assai più disposto a seguire un disegno bellicistico e, in particolare, assai meno intransigente sulla natura delle concessioni da strappare ai Francesi per Roma. '' Certo, a tale proposito, il Beust non si sbagliava; sono ben note le iniziative diplomatiche prese
D Curtopuaei u Visconti Venosta, 12 luglio 1870, DDL I, XIII, n. 110, p. 62. 2) Curtopassi a VUconti Venosta, 15 luglio IRTO, DDI, I, XIII, n. 160, p. 92. *) Curtopassi il Visconti Venosta, 17 luglio 1870. DDI, I, XTH, n. 182, p. 108. '*) E. Di NOI.FO, Monarchia e governo durante la oriti diplomatica dall'astute del 1870., in: ttfn secalo da porta Pia, Napoli, 1970, pp. 1740.