Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA-UNGHERIA POLITICA RELIGIOSA 1870; QUESTIONE ROMANA
anno <1971>   pagina <423>
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Austria e Roma nel 1870
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governo austriaco cessava ì monili e imboccava la strada dell'alleanza di guerra. Ma la deformazione con coi ima delle parti interessate interpretò l'iniziali va non può mutare il carattere di verifica che il Beust intendeva dare all'iniziativa stessa. l>
Il 15 luglio furono ciliare le condizioni che Napoleone III era disposto ad accettare. Durante quella giornata si tenne un incontro tra il Gramont, il Metter­meli, il itzilnim. il Yitnercati e il Nigra. Gli argomenti discussi in tale occasione non sono noti nel loro contenuto analitico, ma dal risultato della riunione par lecito desumere che i colloqui vertessero su un chiarimento di fondo circa il problema dell'alleanza. Infatti in quell'occasione venne ideato il progetto di una mediazione italo-austriaca concepita in termini tali da giustificare, in un secondo tempo, l'intervento. 2> Non risulta che durante la conversazione venisse toccato il problema romano, ma nn è certo avventato presumere, che in un momento così delicato non venisse trascurato uno dei temi focali. Il giorno appresso, il 16 luglio, Napoleone HI telegrafò due volte a Vittorio Emanuele II; la prima per esprimere la speranza di veder eseguite antiche promesse ( je compie sur Son concours dans la limite de ce qui Lui sera possible); la seconda per rendere noto che la guarnigione di Civitavecchia sarebbe stata ritirata qualora il re avesse voluto, anche soltanto con una sua lettera personale, * promettre de garantir les frontières pontincales de toute invasion .31 Non è possibile affermare con asso­luta precisione che i Francesi facessero conoscere queste loro intenzioni nel col­loquio del giorno precedente, ma la supposizione che ciò avvenisse è sufficiente­mente fondata. Se dunque lo scopo della missione Vitzthum era di verificare l'esistenza delle condizioni per l'alleanza, il risultato era quanto di più deludente il Beust potesse attendersi. L'ostacolo romano ingombrava ancora il cammino e si faceva, anzi, più elevato, poiché Napoleone HI esigeva un nuovo impegno, un impegno d'onore, quando erano attese da lui concessioni. Se il Vimercati, il Vitzthum e il Gramont, presi da un comune abbaglio che alterava l'obiettività del loro giudizio, pensavano d'aver ideato un'ipotesi diplomatica valida, il Beust, di lontano, non poteva coltivare eguali illusioni. E, qualora le avesse coltivate, sarebbe bastato di lì a poco il suo primo colloquio con l'Artom (il 20 luglio) per rischiarargli il quadro.
A questo punto la seconda fase dell'azione del Beust può considerarsi con­clusa. Intanto era stata tenuta la seduta del 18 luglio del Consiglio della Corona austriaco, nel corso della quale era slata decisa la neutralità: scelta ponderata, e cambiare la quale potevano portare solo mutamenti di fondo nel quadro politico internazionale, il che avveniva solo nelle illusioni della diplomazia francese.4) L'impegno strategico del Beust aveva ricevuto colpi assai rudi: una per una, tutte le vie risultavano chiuse; e ora, anche questa estrema fiducia di poter
1) Troia quarta àn sihcle. Mémoires tin Comte do. Beust, Ancien Chancélier de l'Empire iPAutriche-ffonitrie, 2 voli., Piiripi, 1888, voi. II, p. 370 e più in generale pp. 348-78; E. BouacEoiE. CI.EHMONT, op. eh., pp. 245-51.
2) Cfr.: E. Di Not.ro, op. ciL, pp. 20-22 e fonti ivi indicate.
3) Napoleone IO a Vittorio Emanuel II. 16 luglio 1870, UDÌ, I, XTII, nn. 166 e 167, p. 96.
*) II Gramont si lusingava che le < conceteioni fatte con l'impegno a ritirare la guarnigione avessero rimorso ogni ostacolo e dio gli Italiani fossero ora disposti a fornire aiuto nella misura di 80.000 uomini, da trasferire in Baviera (cfr.: Gramont a Malarei, 18 luglio 1870, in: N. Muto, I, n. 1103, p. 606).