Rassegna storica del Risorgimento
AUSTRIA-UNGHERIA POLITICA RELIGIOSA 1870; QUESTIONE ROMANA
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1971
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426
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426 Ennio Di Nolfo
venisse redatto in quel momento ne costituisce la riprova, mentre il susseguente tentativo di addossare alla diplomazia italiana la responsabilità del passo compiuto rivela invece un ulteriore significato della mossa del Beust. La quale infatti serviva in modo puntuale a due obiettivi opposti: all'impegno e al disimpegno. Serviva all'impegno nella misura in cui essa era una inconfutabile disamina delle premesse diplomatiche necessarie a evitare un passo falso; serviva all'impegno nella misura in cui indicava, realisticamente e senza falsi rispetti, la sola via grazie alla quale l'Austria e l'Italia avrebbero congiuntamente potuto lasciare l'inerzia e muovere verso l'alleanza. Ma serviva anche al disimpegno, nella misura in cui poneva condizioni alle quali non spettava agli Austriaci di rinunciare, e il mancato accoglimento delle quali convergeva nel determinare uno stato di fatto in cui il governo austriaco non avrebbe dovuto prendere iniziative: un ostacolo, il compito di rimuovere il quale gravava sulle spalle francesi; o il compito di non vedere il quale gravava sulle spalle italiane; un ostacolo, l'esistenza del quale obiettivamente paralizzava l'impero absburgico.
Le cose eran giunte infatti a un punto critico. La diplomazia francese s'era lanciata in un frenetico attivismo destinato a recuperare le posizioni perdute, e premeva perché i potenziali alleati scio gli essere le loro riserve; l'urgenza, derivante dal bisogno, impediva ai Francesi di intendere le ragioni degli altri. In Italia, mentre il governo moveva i suoi passi con circospezione, il re intesseva al solito le sue avventurose imprese personali e cercava di porre le autorità politiche del paese dinanzi al fatto compiuto d'un'alleanza tale da impegnare il prestigio e il nome della dinastia. Il Visconti Venosta cercava alternative: l'invio a Vienna dell'Artom, con lo scopo di conoscere le vere disposizioni del Governo austriaco1) esprime non soltanto un'esigenza conoscitiva, ma anche .un'intenzione diplomatica: quella di trovare punti di riferimento per decidere o non decidere a ragion veduta. Anche per il ministro italiano l'alternativa era tra impegno e disimpegno. La missione Artom rispecchiava preoccupazioni parallele a quelle austriache. Chi doveva compiere il passo risolutivo? La chiave della situazione, giudicava il Visconti Venosta, è a Vienna; e il Malaret ministro francese a Firenze, gli faceva eco : Le noeud de la q uestion est donc à Vienne.2) H Beust mirava proprio a respingere Un onere cosi rischioso. La sue divisa, in quei giorni, era un'altra: Qu'on ne se He les mains d'aucun coté et qu'on se prépare sans bruii à tonte eventuali té.8) In realtà questo palleggiamento di responsabilità traduceva in termini tattici una situazione abbastanza chiara. Entrambi i governi erano favorevoli all'idea di un intervento (pur con qualche dissenso nelle rispettive compagini)) ma entrambi subordinavano l'iniziativa a certe condizioni, che per allora non sussistevano; donde la necessità dì temporeggiare, prendendo le distanze e chiarendo le rispettive esigenze. Sennonché tale temporeggiare urtava contro gli interessi pressanti dei Francesi, i quali, insistevano per coinvolgere una delle due potenze, certi che in tal modo l'altra sarebbe stata automaticamente trascinala. Il Visconti Venosta intuiva la manovra: Io temo , egli pensava, che l'imperatore Napoleone cerchi di servirai dell'Austria per trascinare l'Italia e dell'Italia per trascinare l'Austria ,-*)
t) Visconti Venosta a Artom, 15 luglio 1870, DDI, I, XUI, n. 154, p. 89. 3) lbidem inoltro: Malaret a Graroont, 22 luglio 1870, in: N. Muto, T, n. 1155, p. 637.
3) Beust a KUbeek, 22 luglio 1870, in: N. Muto, I, n. 1156, p. 638. *) Visconti Venosta a Artom, 15 luglio 1870, DDI, I, XIII, n. 154, p. 89.