Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA-UNGHERIA POLITICA RELIGIOSA 1870; QUESTIONE ROMANA
anno <1971>   pagina <427>
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Austrùtjg. Roma nel 1870
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Isacco Artom accreditava l'interpretazione: È bene sì eappia a Firenze che la Francia non potè riescir finora, né forse riescirà in appresso, a trascinar l'Austria sola nella sua alleanza; che qui si cerca di rovesciar sull'Italia la responsabilità d'una politica, le cui conseguenze sono incalcolabili. In altri termini l'Austria dirà : se l'Italia fosse rimasta neutrale anch'io avrei potuto serbare la mia neutra­lità: ma l'intervento nella guerra d'una potenza limitrofa mi costringe a dichia­rarmi per la Francia.f>
Questa inevitabile esigenza di non agire isolati, ma di ritrovare nell'azione altrui la necessaria e sufficiente giustificazione per l'intervento proprio era ben individuata dal Beust; la mossa del 20 luglio era pertanto lo strumento che com­pletava i precedenti passi diplomatici e rientrava nell'impegno del Beust stesso a una seria verifica di fondo. Gli Austriaci erano disposti a muoversi: Comptez sur nous dans les limites du possible , reiterava il Beust in un biglietto perso:-nalmente indirizzato al Graniont: mais la tàche; egli precisava, ne m'est pas facile J-;2) disposti a muoversi ma intenzionati a lasciare agli altri l'iniziativa: ai Francesi di cedere su Roma; agli Italiani di rinunciare alle loro esigenze. In queste condizioni, anche l'opposizione interna degli Ungheresi e dei .filoprussiani sarebbe stata vinta. Inoltre, con sottile calcolo diplomatico, restava aperta una agevole via di ritirata, grazie alla quale potersi facilmente disimpegnare.
Ma gli Italiani non erano disposti a cedere. Persino Vittorio Emanuele H, pur smanioso di partecipare alla guerra, si rendeva conto che un intervento senza assicurazioni per Roma sarebbe dovuto passare attraverso una crisi poli-tica di portata incalcolabile,3' e domandava che la soluzione del problema fosse sinon une condition, da moins une conséquence du traile à intervenir , col passaggio intermedio dell'occupazione italiana di Viterbo e Civitavecchia, a difesa da eventuali tentativi garibaldini.4) A maggior ragione restava fedele alla sua linea il Visconti Venosta, il senso della cui azione diplomatica consisteva per l'appunto nella volontà di allontanare dalla capitale italiana la pressione diplomatica franco-austriaca.
E nemmeno erano disposti a cedere i Francesi. La lettera del Beust giunse a Parigi il 24 luglio; con riluttanza, il Metternich5) ne portò il contenuto a conoscenza dei destinatari. La reazione fu clamorosa e le manifestazioni di ciò costituiscono una vera antologia delle espressioni usate negli ambienti diploma­tici per manifestare lo sdegno. Per alcuni giorni la corrispondenza diplomatica risonò di declamazioni. L'idea del Beust era pitoyable, impraticable; la France ne peut pas défendre Bon honneur sur le Rhin et le sacrifier sur le Tibre ; e così di seguito. >
La reazione francese fa un'impennata di orgoglio, un dirizzone preso senza
*) Artom a Visconti Venosta, 29 luglio 1870, DDT, T, XIII, n. 330, p. 226; cfr.: lo stesso alTo stesso, 27 luglio 1870. ivi, n, 309, p. 204; Curtopassi a Visconti Venosta, 29 luglio 1870, bai, n. 326, p. 221.
2) Beust a Gramont, 21 luglio 1870, in: E. BODRCSOIS-E. GLERMONT, op. cit p. 285.
8) E. Di Noi.ro, op, ai-, pp. 37-39.
*) Malaret a Gramont, 23 taglio 1870, in: Hi. Muco, I, n. 1170, pp. 64647.
B) Stilla posizione del Metternich: Metternich a Beust, 2 lettere hi data 27 luglio 1870, in: fi. Muco, I, nn. 1248 e 1249, pp. 695-96; ivi l'indicazione delle precedenti edizioni delle lettere stesse*
> Un utile repertorio e una attenta valutazione in: E. BotutCEOis-E. CUSRMONT, op. du, pp. 294.317; uno ricca antologia in: N. Muto, I, p. 656 e ss.