Rassegna storica del Risorgimento
AUSTRIA-UNGHERIA POLITICA RELIGIOSA 1870; QUESTIONE ROMANA
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1971
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Ennio Di Nolfo
troppo riflettere sulle conseguenze. Ma per il Beust essa doveva rivelarsi sin troppo eloquente. Se esistevano dubbi, essi venivano chiariti; di concessioni francesi a Roma non era assolutamente il caso di parlare. Perciò si poteva presumere che, salvo imprevedibili capovolgimenti, gli Italiani non si sarebbero mossi, e la triplice non si sarebbe fatta. La verifica era stata portata a termine; il risultato non lasciava spazio al dubbio; d'obbligo trarne le conseguenze. E il Beust non si sottrasse a questa parte del suo compito.
A Vienna erano giunti infatti oltre al Vitzthum, anche il Yimercati e il principe La Tour d'Àuvergne, nuovo ambasciatore francese. Era stato febbrilmente ripreso il negoziato per la triplice alleanza e, tra le varie ipotesi, era stata accolta quella di incominciare con un'alleanza italo-anstriaca, da estendere poi alla Francia. Un aspetto costante del negoziato era la presenza, in ogni redazione del progetto di trattato, dell'impegno che l'imperatore austriaco interponesse i suoi buoni uffici al fine di ottenere non solo che la partenza della guarnigione francese da Roma avesse luogo, ma anche che ciò avvenisse dans des conditions conform.es aux voeux et aux intérèts de l'Italie et de manière à assu-rer la paix intérieure de ce Royaume : ' MI che significava, tradotto in termini meno ambigui, che la mediazione austriaca avrebbe avuto per scopo di ottenere per gli Italiani la mano libera a Roma. 11 fatto che questo progetto fosse stato stilato nella capitale austriaca e dovesse, subito dopo, esser recato a Firenze e a Parigi per le debite sanzioni degli altri due governi conferma la serietà del proposito del Beust. Tale progetto reca la data del 26 luglio. Lo stesso giorno 2) il Beust conobbe l'effet déplorable che il primo tentativo di mediazione aveva ottenuto a Parigi; seppe che rien ne pouvait hi esser davantage l'Eni pereur>. On se trompe fort à Vienne et à Florence , pensava il Cramont, si on croit que nous sommes obligés à tout prix de faire la concession qu'on cherche a nous arracher .3) II Beust si era ingannato? Dinanzi all'aspro rifiuto francese, si adeguò prontamente: era pronto ad accettare le obiezioni francesi, mantenendosi nei limiti della Convenzione di settembre; pertanto l'articolo relativo alla mediazione austriaca poteva essere depennato da ogni progetto di alleanza.4 '
Il seguito fu soltanto una conseguenza di tale chiarimento. Le viscerali reazioni francesi erano un dato di fatto da contrapporre alle esigenze italiane. Il Beust non era uomo da trarre conseguenze clamorose; procedeva e parlava con misura; ma anche con tenacia. Il quadro ch'egli aveva cercato di comporre era completo in tutti i suoi particolari; tra questi non trovava posto l'impegno austriaco. Che valeva il rilevarlo? Certo era inutile esasperare i Francesi, facendo loro costatare le conseguenze della loro scelta. Le cose andarono avanti per qualche giorno anche dopo il 26 luglio. Il Beust aveva rinunciato alla mediazione; intanto il negoziato per l'alleanza proseguiva per forza d'inerzia, e per la
lì Cfr>: DDL I, XD1, n. 313, p. 211, art. VII.
3) La Tour a Cramont, 26 luglio 1870, n: MIKO, I,"n. 1217, p. (573; cfr.: Les Orìgine diplomntiquea rii., voi. XXIX, p. 241.
8) Le espressioni sono prese dal dispaccio dui Cramont al La Tour, 27 luglio 1870, in: 1. MIKO, I, n. 1233, pp. 683-84; rfr.: Lea orìgines diplomotlques rii., voi, XXIX, pp. 254-57.
4) La Tour a Cramont, 26 luglio 1870, in: N. MIKO, I. n. 1218, p. 673; E. BOUR-CEOIS-E. CLBRMONT, op. cit., p. 307; La Tour a Cramont, 31 luglio 1870, in: N. MIKO, I, n. 1301, pp. 732-33; Las orìgines cit, voi. XXIX, p. 330; E. BouitCEOis-E. CLERMONT, op. cft, p. 323.