Rassegna storica del Risorgimento
GHISALBERTI ALBERTO M. BIBLIOTECA PRIVATA
anno
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1971
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pagina
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451
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Vecchi libri, vecchi amici
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anch'essi son tempi antichi che non ritornali più. e, a mezzo secolo di distanza, li rievoca solo qualche banale sfogo a matita di cattivo gusto.
Il primo possessore della copia oggi in mia mano della rugiadosa Storia ai Pio Vili del cavaliere Àrtaud de Montor, già incaricato d'altari per la Fran-eia a Roma, Firenze, Vienna, decorato di più ordini e membro di più accademie, tradotta e pubblicala a Milano nel 1844, l'ha arricchita, invece, di un suo autografo per narrare un pittoresco episodio ignoto all'autore della biografia del pontefice di cui tutta la vita fu satireggiata nel detto famoso: Nacque, pianse, morì . Non dispiacerà al lettore conoscerlo.
Anedoto [sic]. Leone XII e Pio VHI. NelTan. 1775 Pio VI apriva il suo lungo pontificato col Giubileo, e tutta Cristianità ne godeva, e di questo spirituale conforto rallegravasi. Peregrinaggi a Roma in gran numero, processioni, preghiere pubbliche anche più del consueto in ogni città, in ogni paese. II piissimo card. Guido Calcagnini vesc. di Osimo non era in tali devote pratiche meno zelante degli altri; secondavalo il Capitolo, il clero, e tutta insieme la popolazione. Si fecero dunque anche in Osimo solenni processioni, e in una di queste il Genga e il Castiglioni in officio di acoliti [sic] ai lati del Crocifero portavano il candeliere coi ceri accesi, quando al dar volta della processione vennero a parole fra loro, e dagli dagli, il Castiglioni, che per poco bolliva, montò sulle furie, e giunto alla porla del Duomo die il candeliere sulla faccia al compagno . Godiamocelo un momento questo spettacolo di due futuri papi che hanno un concetto personalissimo dell'impiego dei candelieri... Della qual cosa non è a dire se egli [colui che assumerà il nome di Leone XII] prendesse collera; ma tutto fu acquetato perché il Crocifero si frammise con altri; e il Rettore poi diede penitenza al Castiglioni, e ad amendue una sgridata che non è a dire. Chi avesse dovuto pronosticare di questi due ragazzi io non so se avrebbe imberciato nel segno, e ben dubito, che se il Bellini fosse stato meno discreto, avrebbe potuto ragionevolmente presagire che sariano usciti di educazione amendue con poco buoni augurii. Eppure questi due giovani erano destinati ad essere due candelabri ardenti nella chiesa di Dio; terranno la cima del sacerdozio, e si mostreranno uniti in un altro anno-santo, non come due scappateli!, ma l'uno Pontefice, e l'altro presso ad esserlo. Infatti, nel 1825, il card. Castiglioni come Penitenziere maggiore di S. R. Chiesa, porgeva il martello da aprire la porta santa al Genga già Leone XII, il quale nel prenderlo corse col pensiero a cinquantanni in dietro,, e volto con sorrìso pieno di dignità al card, gli disse: Riccarda [sic] VEmitua Vostra queir Anno Santo in cui no il martello, ma il candeliere mi diede? A cui il card, alcun poco arrossendo, e dolente che il Papa gli richiamasse questa sua colpa giovanile: Spero disse che la Santità Vostra mi avrà perdonato. Allora Leone prendendo volto e portamento di Pontefice: Chi avrebbe detto, sclamò che qui uniti ci troverebbe un altro anno santo, e in tanta altezza di dignità? E in questo dire menò il primo colpo di martello, e quelli che intorno erano videro in Leone i segni di un interno commovimento, e qualche lacrima sulle gote. Forse lo spirito di Dio gli poneva innanzi agli occhi l'avvenire, e mostravagli nel card. Castiglioni il suo successore: di che egli teneramente si compiaceva, e ringraziava che il Signore li avesse voluti eguali nella giovinezza, nell'educazione, nella vita e nell'altezza del grado .
Quando, alla vendita Moroni del 15 febbraio 1922, mi sono imbattuto nella rievocazione del buon Giuseppe Ignazio Montanari mi sono chiesto che cosa ne avrebbe ricavato un altro Giuseppe, ma Gioacchino, se avesse conosciuto