Rassegna storica del Risorgimento
GHISALBERTI ALBERTO M. BIBLIOTECA PRIVATA
anno
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1971
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453
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Vecchi libri, vecchi amici
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pennato, segnalato per letture dannunziane (magari alle lezioni di fortificazione del colonnello Marinelli, die voleva persuaderci che gli ostacoli cilindrici si facevano saltare con la salsiccia . Non so quanti allievi furono privati quel giorno della libera uscita...). À Modena, infatti, mi sono procurato, il 29 giugno 1915, l'edizione milanese del 1905, con la traduzione latina a fronte, delle Elegie romane e, venti giorni dopo, Per la più grande Italia. Orazioni e messaggi. D'Annunzio Ita dovuto un po' contendere con Mallarmé, letto a gara con Federico Comanilini (che tradurrà più. tardi L'après midi d'un Faune) nelle ricordate lezioni di fortificazione, e con l'antologia postuma dei Poeti italiani d'oltre con' fine, di Giuseppe Picciòla. In quella ventina di giorni passati a Padova al deposito del 57 fanteria, in attesa d'essere inviati al fronte (e, intanto, si continuava a fare un po' di teoria sull'arte di diventare, da laureandi o quasi, tanti Federici o Napoleoni..), non acquistai soltanto dal solito Draghi la ricordata Laus Vitue, perché, tre giorni dopo, vi presi L'armata d'Italia, e il 20 ottobre, poco prima di partire per l'Alto Isonzo, Giovanni Episcopo, ristampali in quegli Scrittori italiani e stranieri del Carabba, che arieggiavano dignitosamente le edizioni inglesi del Dent.
Non era stato un anno di tutto riposo il 1916, ma qualche momento di tregua, prima o dopo un'azione, l'aveva pur consentito. Solo cosi si spiega come acquistassi a Roma nella mia prima licenza di guerra (febbraio 1916) La Nave* che ragazzo avevo sentito recitare all'Argentina da Ferruccio Garavaglia e Evelina Paoli, e a Campiello, in Val Canaglia, mi arrivasse da casa, il 31 luglio 1916, un esemplare del 25 migliaio di Forse che si forse che no, raggiunto, come già sappiamo, entro la cerchia della vecchia fortezza veneziana di Palmanova, il 12 settembre, da una copia della 3* edizione delle Canzoni della gesta d'Oltremare. Ma che dire, allora, dell'anno della Bainsizza e di Caporetto? Che è quello in cui la zia già ricordata, generosissima nel riempire di libri la mia cassetta da ufficiale, mi faceva pervenire Alcione* che, spedito da Padova il 10 giugno, quindici giorni dopo, con velocità uguale, su per giù, a quella della posta odierna, mi raggiungeva a Predel, in Val Daone. Mentre a settembre inoltrato, a Dolegnano, presso San Giovanni di Manzano, dove la Brigata Po* tenza curava le ferite della Bainsizza e la dissenteria amebica (la guerra non è solo eroismo da pagine a colori di A. Beltrame), la provvida iniziativa ziesca mi consentiva di leggere La Leda senza cigno. Prima e dopo la cura violenta di Caporetto: la Leda, prima; il tentativo, dopo, di cercare conforto, in quel di Brù-gine, vicino a Piove di Sacco, dove il mio 271 fanteria si ricostituiva, nella ri lettura delle Elegie romane e di lmotta Guttadauro e altre poesie nei già eitati < Scrittori italiani, e stranieri dei Carabba.
E tra tutto l'imperversare, nei più, dei due Guidi, il da Verona e il Mi* lanesi, e la scelta più ardua di Papìni, la dannunzite del comandante della 964* Fiat continuava anche nell'anno della Vittoria. Mi fa un po' sorridere oggi scoprire che sul Piave alla fine d'agosto 1918 m'era arrivato da Roma // vocab.O' Iorio della poesia dannunziana, del Passerini, il cai nome di battesimo suscitava la sonnolenta idea d'un gerundio, Giuseppe Landò... L'avevo comperato a Roma il 26 gennaio 1915 dal solito sor Ulisse alle Murane, che, ohi sa perché, per lutto il resto dei suoi giorni, si ostinò a chiamarmi ingegnere senza che io acquistassi da lai neppure per sbaglio un volarne di matematica o di fisica... E fu raggiunto a * Casa Morello (argine di San Marco) (c'è qualcuno tra i miei lettori che c'è stato?) il 20 ottobre da quello della poesia. Forse anche prima dell'offensiva austriaca del giugno qualche volume dannunziano mi sarà stato portalo dal