Rassegna storica del Risorgimento
GHISALBERTI ALBERTO M. BIBLIOTECA PRIVATA
anno
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1971
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Libri e periodici
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e l'aggressivo esuberanza dell'altra, e questa a sua volta dissolveva, nel corso del ano slesso commino, le punte estreme, e quindi isterilenti, di quelli. Attraverso questo processo di ricambio il Settecento realizzò quell'incontro tra filosofia politica ed economia che, in virtù anche di una mediazione letteraria particolarmente felice e pregnante, gli consentì di acquistare quella fisionomia così attraentemente umana che lo contraddistingue mi sembra senza tema di paragoni sotto questo aspetto da tutti, gli altri secoli dell'età moderna.
Per condurre la sua analisi, che per forza di cose doveva seguire un procedimento sostanzialmente ellittico. Venturi ha adottato uno schema piuttosto inconsueto ed in ciò pure sta l'interesse della sua sintesi. Egli ha voluto cioè studiare la formazione e lo sviluppo dei lumi, il rapporto dialettico utopia-riforma da lui posto al centro della sua interpretazione, andando dapprima alle radici della tradizione repubblicana, del suo valore e del suo raggio d'influenza, nel Settecento; per poi saggiare 6u un tema concreto, il diritto di punire, il meccanismo operativo del movimento riformatore.
Nel contesto politico intellettuale del XV111 secolo, secondo Venturi, sono il concetto di tradizione repubblicana, nonché i modi e i limiti in cui questa era ancora una realtà viva in Europa e sia pure impegnata in una spossante lotta di retro* guardia , che ben più e meglio di termini come democrazia e democratico (usati per esempio dallo storico americano Palmer nella sua nota ed importante opera L'èra delle rivoluzioni democratiche), possono servire dì guida alla comprensione dell'Illuminismo, nei suoi due momenti essenziali di utopia e riforma.
" Democratico " egli scrive in proposito è parola certo abbastanza larga per comprendere i disordini ginevrini e la presa della Bastiglia, la rivolta del Belgio contro Giuseppe II o le rivoluzioni polacche e hi -formazione degli Stati Uniti d'America. Ma, come questa stessa elencazione basterebbe a dimostrare, è anche parola troppo vasta, che rischia di comprendere fenomeni troppo diversi e disparati. Si tratta di una categoria generale del pensiero politico, non d'una forza storicamente Operante, radicata nel passato, che si apre a una realtà nuova, mostrando tutte le sue interne contraddizioni, tutta l'energia di una tradizione amata e contrastata, attiva ed efficace nel mutare delle persone e delle cose. Sono convinto che l'inserirsi della tradizione repubblicana, il suo modificarsi, e disperdersi nella realtà degli ultimi anni del Settecento sia il filone politico che vale la pena di seguire, ancor più dell'emergere, in quegli stessi anni, dell'idea di democrazia, la quale rimase, fino albi rivoluzione francese, un concetto più che un contenuto politico .
E l'analisi, così penetrante e così inaspettata negli scorci improvvisi e imprevisti che offre di continuo al lettore, alla quale Venturi sottopone sia la tradizione e le istituzioni repubblicane dell'Europa continentale settecentesca, sia le vie così spesso ma a torto trascurate, attraverso cui idee e aspirazioni della rivoluzione puritana e dell'opposizione antimonarchica in Inghilterra dopo la Restaurazione passarono al di qua della Manica e contribuirono a preparare il terreno alla fioritura illuministica, sta a dimostrare validamente la fecondità del metodo così indicato.
Con il dibattito sul diritto della società di punire, e con le riforme legislative che promosse, venendone a sua volta stimolato e rinvigorito (un dibattito che ovviamente ebbe al suo centro il celebre libretto di Beccaria apparso nel 1764), ci troviamo, per così dire, nell'occhio del ciclone, all'interno della tensione illuministica fra utopia e riforma. Ciò non vuol dire, naturalmente, che altri temi non avrebbero potuto essere scelti per far toccare con mano, sia pure forse con minore immediatezza, quella tensione ed ì suoi caratteri particolari. Resta comunque il fatto che il processo dialettico utopia-riforma posto in atto dalla presa di coscienza illuministica del problema del diritto di punire, è qui ricostruito con grande efficacia e forza persuasiva, da Beccaria a Diderot e a Scerbato v.
Più di qualsiasi commento, vai la pena riprodurre una delle pagine più chiarificatrici scritte da Venturi a questo proposito: L'esitazione di Beccaria di fronte al diritto di punire è profonda. Non solo egli prova orrore di fronte allo violenza, alla crudeltà, ma rifiuta dal più profondo dell'animo suo ogni teorizzazione, ogni giustificazione di esse, ripugnandogli sempre ogni utilizzazione loro da parte degli Stati,