Rassegna storica del Risorgimento
GHISALBERTI ALBERTO M. BIBLIOTECA PRIVATA
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1971
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Libri e periodici
delle società, del diritto. Le sue pagine stilla pena di morte e ralla tortura nascono da questa doppia ritrosia, sociale e personale, ad accettare il diritto stesso di punire e le conseguenze che esso fatalmente comporta. (...). Beccaria è così proprio sulla soglia dell'utopia settecentesca, ne sente tutto il fascino, si sente trascinato dalla sua logica e dal suo modo di sentire verso una soluzione che prometta di risolvere alle radici, alla sorgente com'egli dice il problema del bene e del male. Eppure Beccaria su quella soglia si ferma. Vuole che la ragione, il calcolo, vengano a dominare l'impeto egualitario e libertario, pur così forte in lui. Chiedersi dove poggiasse il diritto di punire non doveva portare alla dissoluzione della società, alla negazione del diritto. Il pensiero di Helvétius veniva ad incontrarsi in lui con anello di Jean-Jacques Rousseau. Non l'utopia, ma una società di liberi e di eguali sarebbe stata la risposta al problema che gli si era posto. Soltanto una concezione strettamente utilitaristica della società poteva interpretare praticamente la volontà di eguaglianza. Se, di fronte al delitto, si trattava di riparare un danno, tutti avevano il diritto e il dovere di compiere questa riparazione. Ogni privilegio di casta e di gruppo era soltanto un ostacolo sulla via della giustizia. Similmente, anche di fronte ai beni della società, il calcolo utilità rio era l'unica via per giungere all'eguaglianza. Con una formula che egli deriva prò babilmente dagli scozzesi, e che anche Pietro Verri adoperò ih quegli anni, tutta la società doveva tendere " alla massima felicità divisa nel maggior numero ". Era la formula d'un programma di riforme, razionalmente contrapposto alla rivolta utopistica .
Nell'ultimo capitolo, Venturi abbozza una Cronologia e geografia dell'Illuminismo , in cui hi ricerca e l'individuazione dei tratti caratterizzanti della grande va rietà spaziale, temporale e intellettuale in cui si espresse l'Europa dei lumi, sfociano poi in una ricomposizione unitaria, che sa tuttavia evitare sempre le deformazioni di un rigido monolitismo. L'elemento unificatore essenziale è visto nel troupeau des phìlosophes, in quel vasto partito degli intellettuali di cui gli enciclopedisti formavano il nucleo centrale e coesivo : Gente che viveva per le proprie idee e che trovò mia strada per modificare la realtà che li circondava .
ALBERTO AQUARONE
GIUSEPPE RICUPERATI, L'esperienza civile e religiosa di Pietro Giannoneì Milano-Napoli, Ricciardi, 1970, in 8", pp. 646. S.p.
Tra le ricerche frutto del crescente interesse per il Settecento religioso e politico meridionale,) il libro di Giuseppe Ricuperati su Giannone si presenta con l'impianto di una ricostruzione molto puntuale, talvolta sino alla pedanteria, delle componenti culturali del pensiero giannoniano, ossia dell'ambiente, i rapporti, lo persone, i libri (p. 395) che contarono nel suo itinerario intellettuale e religioso. Lo scopo è di arrivare a cogliere il significato die assunsero opere come Ylstoria civile e 11 Triregno nella società del viceregno (p. 264) e in quella europea, società non più soltanto libertine ma non ancora illuministiche, in cui il dibattito religioso assumeva contenuti generalizzanti.
) Basti citare qui la raccolta di saggi di MARIO ROSA, Riformatori e ribelli nel *700 religioso italiano, Bari, 1969, upec. il 1" e 3 eaggio; gli scritti di VITTOR IVO COMPARATO su Giuseppe Valletta. Un intellettuale napoletano della fine del Seicento, Napoli, 1970, e di BIAGIO DE GIOVANNI SU Costantino Grimaldi, nel volume miscellaneo Saggi e ricerche sul Settecento, Napoli, 1968; il libro di SEÌICIO BERTELLI, Gianhoniano, Milano-Napoli, 1968; quello di AMEDEO QUONDAM, Cultura e ideologia di Gianvincenso Gravina, Milano, 1968; l'artìcolo di GIUSEPPE GALASSO, // pensiero religioso di Antonio Genovesi* in Rivista storica italiana, a. 82, pp. 800*823. Cfr. anche la rassegna dello stesso RICUPERATI, Studi recenti sul primo '700 italiano. Gian Vincenzo Gravina e Antonio Conti, in Rivista storica italiana, a. 82, pp. 611*644.