Rassegna storica del Risorgimento

GHISALBERTI ALBERTO M. BIBLIOTECA PRIVATA
anno <1971>   pagina <462>
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Libri è periodici
(lamento e la distribuzione della popolazione, le dimensioni i tini i redditi della proprietà fondiaria ed il rapporto tra popolazione e proprietà.
A queste relazioni seguono quattro comunicazioni. La prima è dovuta a T. Fiore (Il sacco di Altamuru); la seconda a M. Viterbo (Buri prima durante e dopo la rivo-Iazione del 1799); la terza a L. Piilumbo (Le confraternite laicali di Molletta nella seconda metà del Settecento); IVI ti ma a V. Mosellis (Nuovi aspetti delUinsurrezione giacobina in Terra di Bari: carteggi della reazione).
Il Fiore ha tratto lo spunto dai fatti di Altamura per illustrare gli aspetti della società meridionale nella seconda metà del Settecento e metterne in rilievo la crisi sociale che la travagliava. U Palombo ba osato documenti dell'Archivio di Stato di Bari, degli archivi capitolare, vescovile, comunale, della Confraternita della Imma, colata, della parrocchia di San Bernardino di Molfetta e della Biblioteca comunale di Molletta per studiare l'attività creditizia delle confraternite popolari nella seconda metà del secolo XVIII. Il Ma6ellis ha tratto dall'Archivio notarile di Trani alcune let­tere del 1799 indirizzate dal Preside dell'Udienza di Trani a mons. Ludovici nel periodo susseguente alla raduta della repubblica, nonché tra i presidi di Lucerà e Trani ed il principe di Gas tei ci cala del 1796.
Profondamente diverso è il contributo di M. Viterbo, che egli ha volato inclu­dere tra le comunicazioni, ma che per ampiezza ( pp. 323-581) ed importanza può costitui­re un volume a sé. Il discorso è incentrato su Bari città, contrapposta prima al resto della provincia, poi ai casali. Egli ne illustra le floride condizioni economiche nel secolo XVIII, l'attività dei mercanti, dediti in particolare al commercio dell'olio, l'interesse per l'agricoltura, che si concreta nell'impianto di nuovi oliveti, vigneti e mandorleti. A tal proposito rileva opportunamente come i sacrifici notevoli dei contadini nel ren­dere ferrili e produttive autentiche pietraie non incontrarono la comprensione delle classi più elevate. Unica eccezione furono i contratri ad enfiteusi con cui i Paolotti di Castellana cercarono di associare i contadini ai miglioramenti fondiari.
A Bari città la vita pulsava intensamente; contrasti sociali tra patrizi e ceto medio si esprimevano nella lotta tra i seggi anche se in definitiva la ragione che li provocava era piuttosto modesta : si trattava della divisione di quella torta che era l'amministrazione comunale! Ma al di fuori di queste meschine beghe vi era qualcosa di molto più importante, sano e vitale. Lo si vide nel 1790 quando i due sindaci, Carlo Tanzi per i nobili e Michelangelo Signorile per il popolo primario sottoposero al re Ferdinando IV il progetto per estendere la città al di fuori delle mura ed iniziare così la costruzione della Bari moderna. Il 18 dicembre 1790 il re dette la sua autoriz­zazione, ma per il momento non se ne fece nulla. Fra però di grande importanza che il problema fosse stato posto e Bari si preparava così a succedere a Trani come capo­luogo della provincia.
Anche le classi subalterne avevano a Bari un certo rilievo e lo dimostrarono nel 1797. In tale anno infatti Ferdinando IV vi si recò ed il popolano Angelo Antonio de Pascale trovò il modo di farsi ricevere ed espose al sovrano le sue rimostranze per l'operato della nobiltà e del ceto medio. Fu tanto eloquente da provocare una seria inchiesta che terminò addirittura con la destituzione di uno dei sindaci.
Fn una parentesi isolata perché, proclamata la repubblica, il commissario per Bari ed una parte della Pencezia fu il nobile Pompeo Bonazzi. Questi iniziò la sua opera con un proclama in coi spiegava ai baresi le direttive del governo repubblicano. Ma l'orientamento di Bari in questo senso provocò la reazione dei paesi circostanti che ne trassero spunto per passare al partito opposto e meditare addirittura la con­quista detta città, che dovette vegliare in armi per evitarne l'assalto e visse certo ore di timore durante l'assedio posto dai villici dei dintorni. Il 3 aprile l'arrivo dei Fran­cesi mise in fuga le bande assediami.
Fu certo un momento di gioia, ma l'allegria fu di breve durala, perché i Francesi procedettero a requisizioni molto pesanti e giunsero persino ad impadronirsi del te­soro di San Nicolai Presto perù dovettero lasciare Bari ed il De Cesari potè così entrare in città ed occuparla in nomo di Ferdinando IV. Iniziò allora la reazione rap-