Rassegna storica del Risorgimento
GHISALBERTI ALBERTO M. BIBLIOTECA PRIVATA
anno
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1971
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pagina
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463
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j Jabrì e perioditi 463
presentata da due inquisitori, il Cannfari ed il vescovo di Crotone mona. Ludovici, con relativi arresti e confische di beni.
La narrazione si conclude con un rapido sguardo ai fatti di Bari all'inizio del sec. XIX. La descrizione della carestia del 1802 die il Viterbo opportunamente collega alla e tumultuosa occupazione dello terre ed alla scarsa produzione agricola è molto precisa. Il Comune di Bari era tormentato da una crisi finanziaria; nel 1801 vi era ritornato l'esercito francese ed erano ricominciate le richieste di contribuzioni. La conclusione dell'A. è in sostanza negativa, perché ritiene che le classi meno abbienti nessun vantaggio trassero dagli avvenimenti che si ebbero in Bari alla fine del sec. XVili e trovarono l'unico sfogo possibile nell'emigrazione. Tuttavia Bari seppe rinvenire modi e possibilità di continuare il progresso economico ohe ne caratterizzò la ascesa.
Nella stesura del lavoro il V. si è avvalso di un'ampia bibliografia e di documenti tratti dai seguenti archivi: Archivio di Stato di Napoli, Archivio di Stato di Bari, archivio della basilica di San Nicola, archivio biblioteca provinciale De Gemmis di Bari, Sezione di Archivio di Stato di Trani, Biblioteca Nazionale di Bari, Biblioteca della Società napoletana di storia patria.
GIUSEPPE CONIGLIO
Garibaldi, edited by DENIS MACK SMITH (Creai Lives Observed. 1); Englewood Cliffs, New Jersey, Prentice-Hall, 1969, in 16, pp. 182. 1.95.
Quando un editore si appresta a lanciare una iniziativa di tipo divulgativo nel campo storiografico e vuole arrivare ad un successo di vendite tale da garantire solidamente il futuro della nuova collana, novanta volte su cento ricorre a Denis Mack Smith, la cui fama presso il pubblico medio costituisce da parecchi anni un buon atout di partenza.
Quale la causa di questo generale consenso, non è facile definire: noi pensiamo che forse la motivazione più valida possa ritrovarsi nel fatto che, soprattutto negli ultimi anni, i lavori del Mack Smith si sono semplificati al massimo grado, sono divulgativi, non richiedono grosse doti di critica da parte di chi li legge, fanno comodo perché ripropongono versioni dei fatti al passo con i tempi, hanno il fascino di una prosa di fronte alla quale ogni mito supinamente accettato si sgonfia, soddisfano insomma il colto che nel caso troppo colto non è l'indotto che non sarebbe più un indotto se non ecambiasse sempre la ricchezza di documentazione, tipica dei lavori del Mack Smith, per la capacità di ricostruire il passato con sereno distacco e se si preoccupasse di accertare il perché della unilateralità di quella documentazione.
Questo ultimo lavoro, nonostante le pretese, non dice gran che di nuovo. Ritorna, anche se meno pronunciata, la vecchia polemica sui rapporti tra Cavour e Garibaldi, ritornano qua e là le accuse di scarsa democraticità (il cui coefficiente nel tempo e nel numero deve essere stato altrove stabilito dallo stesso storico inglese) al sistema parlamentare italiano, e non è il caso di riportare in vita la disputa che si accese dopo la pubblicazione del Cavour e Garibaldi e della Storia d'Italia. È piuttosto il caso di vedere come è strutturato il volume, che proprio sulla sua impostazione che sarà poi quella di tutta la collana - - fonda le sue pretese di originalità: il materiale è suddiviso in tre ampie sezioni, la prima su Garibaldi visto da se stesso ( as he saw himself , pp. 12-86), la seconda su Garibaldi giudicato dai contemporanei (pp. 87-1461, e l'ulti ma su Garibaldi giudicato dagli storici (pp. 147-178). Ma tale suddivisione è a nostro giudizio più formale che sostanziale, dato che nella prima sezione si fa largamente ricorso allo testimonianze di altri (il von Hoffsteiter, il Ga-bussi, le memorie di Crfcpi, il Nievo, etc. etc), e nella terza, quella degli storici, si fa posto a nomi quali quello di Gannì, che nello scrivere di Garibaldi era un contemporaneo anche se di mestiere faceva lo storico, o, poteva mai mancare?, quello di Mussolini, il quale in Garibaldi e acknowledgea bis predecossor in un discorso del maggio 1932 per l'inaugurazione del monumento sul Gianicolo (pp. 165-167). A tal propesilo a parte ogni altra considerazione, noi crediamo che Mussolini avesse una