Rassegna storica del Risorgimento

GHISALBERTI ALBERTO M. BIBLIOTECA PRIVATA
anno <1971>   pagina <467>
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Libri e periodici
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e passione. Ma rappresenta pare qualcosa di più, e se vogliamo di piò importante: la fase embrionale dello sviluppo del pensiero politico di uno dei più originali e signifi­cativi esponenti della corrente democratico-socialista del Risorgimento. E questo aspet­to e individuato e messo a fuoco con rigore e con cura da Salvatore Sechi nella sua introduzione, accompagnala da un breve profilo biografico e da una esauriente biblio­grafia. Una introduzione, che è uno schizzo rapido ma efficacissimo dell'intera per­sonalità di Pisacaue, in funzione specifica, tuttavia, dell'analisi del primo momento genetico dell'elaborazione politico-ideologica dell'autore dei Saggi storici-politici-mi­litari sull'Italia*
Sechi mette molto bene in evidenza i due punii nodali che Pisacaue fa con­sapevolmente emergere dalla sua ricostruzione dei fatti politici e militari della crisi italiana quarantottesca: la critica alla concezione e alla prassi della guerra per bande e del rapsodico spontaneismo del volontariato , elementi cosi cari a cospicui settori del movimento nazionale, e il nesso indissolubile tra rivoluzione politica e rivolu­zione economico-sociale, un nesso che fin. dalle prime pagine della Guerra combat­tuta in Italia viene posto in termini di una consapevolezza e di una drasticità incon­suete all'interno dello stesso schieramento democratico italiano di quegli anni.
Il suo ideale j scrive Sechi a proposito del primo punto è genericamente di tipo giacobino. Egli pensa, cioè, ad un esercito rivoluzionario nazionale, dotato di un proprio statuto militare, che sia l'espressione della modificazione dèi rapporti di forza prodotti dalla rivoluzione democratica vittoriosa, e, quindi, prospetta una soluzione del problema dell'organizzazione militare conforme alle direttrici di fondo del nuovo processo di sviluppo e di ristrutturazione della società e dello Stato. Niente più di questa impostazione rifugge sia dal minuzioso meccanismo dei regola­menti vigenti nell'esercito borbonico sia dalla prassi garibaldina della guerra parti­giana, di una gestione immediata dello spontaneismo, del volontariato . Prassi, il cui limite massimo era di mancanza di prospettiva, di sottovalutazione dei tempi lunghi, in quanto considerava che, al di là del contingente sfruttamento del poten­ziale democratico di rivolte e della grande combattività di lotta di questi gruppi po­polari, c'era il problema di metter su un esercito regolare. Non si teneva conto del fatto che addestrare, disciplinare e irreggimentare quelle truppe ausiliarie significava compiere un salto notevole in avanti col risultato di togliere al loro apporto quel carattere subalterno, ausiliario e, quindi, inessenziale e congiunturalmente deter­minato che, di fatto, esse avevano rispetto all'esercito regolare piemontese, e quindi all'azione politica dei monarchico-moderati . Lo stesso Pisacaue, del resto, scriveva nelle Considerazioni con cui chiudeva l'opera: H metodo di guerreggiare per bande è tenuto come un modo speciale di far la guerra, mentre esso non è altro che l'infanzia dell'arte militare. Una banda potrà battere la campagna con lo scopo di sollevare il paese; ma se non riesce in otto giorni è meglio che si sciolga; essa sarà più dannosa che utile. Quale scopo potrebbero avere delle bande nella Valtellina, nel Cadore, nelle Romagne? Esse peserebbero tutte sugli abitanti e sui viaggiatori. Costrette a vivere di contribuzioni, avvezzerebbero le popolazioni a desiderare il ne­mico per salvarsi dagli amici. Non essendo nel caso di sostenere una giornata cam­pale, non è possibile che fossero dirette da un centro comune o da un governo rico­nosciuto dal popolo; dappoiché questo centro sarebbe privo di difesa, e perciò scopo alle prime operazioni nemiche; e se vagasse, onde evitare gli attacchi diretti contro di esso, diverrebbe in tal caso un'altra banda, senza dimora fissa, e nell'impossibilità di conservare le comunicazioni con latte le altre guerriglie. Per avere un governo o un centro direttore è necessaria una base, e per avere una base è indispensabile un esercito .
Quanto al secondo punto, non è naturalmente difficile a Sechi sottolineare come fin dalla sua prima opera sia una delle maggiori preoccupazioni di Pisacaue il colpire l'incapacità delle forze democratiche a dirigere, organizzare, dare uno sbocco poli­tico alla grandiosa pinta delle masse popolari, che si erano messe in moto da sole mostrando l'astrattezza di tutte le analisi volte a stabilire le cause della loto indolenza ed inerzia. Non è tuttavia ben chiaro fino a qaal punto Sechi condivida la convin-