Rassegna storica del Risorgimento

GHISALBERTI ALBERTO M. BIBLIOTECA PRIVATA
anno <1971>   pagina <469>
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Libri e periodici
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con scienziati di varie regioni d'Italia ehi collaborano alla rivista, pubblica larghi estrani di artìcoli da periodici scientifici stranieri e tenta di allargare sempre più la cerchia degli associati he, stando ad un elenco del 1848, ascendono a 118 (mentre le copie a stampa del Gran Staso sembrano ascendere, per congettura, a 300 circa); ma come le vicende del '48 chiudono fattività del periodico, cosi l'arresto del Rozzi del ol, la mancata riprésa del Gran Sasso in questa e in altra occasione, l'amicizia col Dragonetti, gli orientamenti liberali che si traducono in progetti e richieste di ammo­dernamento tecnico, agrario ecc. dicono abbastanza chiaramente a quali principi politici si ispirava il Rozzi che, fin dal 1823, risulta schedato come carbonaro dalla polizia di Teramo (p. XI).
RENATO GIUSTI
RENATO COMPOSTO, Giornali siciliani nella restaurazione borbonica; Palermo. U. Man* fredi editore, 1970, in 8, pp. 201. L. 2.500.
Partendo dalla premessa alla quale di seguito ci richiamiamo, il Composto com­pie uno scavo in profondità sul giornalismo siciliano durante la restaurazione borbonica dopo il '48, da un lato evitando il facile entusiasmo e le ingenue condanne, e dall'altro tenendo conto con chiarezza e buon gusto delle generali condizioni della stampa del tempo e, in particolare, dell'ambiente siciliano : Cosi, in tempi nei quali sul giornale d'informazione prevaleva ancora la gazzetta di tipo lelterario-seientifico, va sottolineato che anche ad uno gazzetta, se pubblicata in Sicilia quando il regime borbonico vi era uscito dalla crisi rivoluzionaria del 184849, non è lecito chiedere quella libera impo­stazione programmatica che poteva caratterizzare la stampa d'altre regioni sostenute da istituzioni parlamentari o da particolari tradizioni di libertà. Ma non è nemmeno giusto muovere l'accusa che quella stampa isolana non abbia acquisito alcnn merito civile e non abbia dato un positivo contributo all'evoluzione politica della propria re­gione, sol perché non costò più che la cessazione delle pubblicazioni o la via dell'eri lio per qualche giornalista meno prudente (pp. 9-10). E per di più l'autore riesce a documentare non solo l'esistenza di una stampa che segue le vicende, gli interessi, i problemi della Sicilia del tempo, ma anche la vitalità e il civile impegno di alcuni periodici, che dimostrano non essere del tutto spenta, dalle carcerazioni o dall'esilio di molti patrioti, la vita culturale dell'isola dopo il '48. Anche se opportunamente il Composto sceglie alcuni periodici di Palermo, Messina, Trapani, Siracusa, Girgenti nell'arco del decennio fino al 1860, è chiaro che la sua attenzione si rivolge soprat­tutto ai giornali che meglio riescono a cogliere l'insieme delle idee che circola­vano nell'Isola e delle esigenze che cominciavano ad affacciarsi nelle coscienze più vìgili ed aperte , e cosi pure il germe di quella evoluzione (economica, sociale ecc.) che avrebbe caratterizzato la Sicilia negli anni successivi; cosi l'A. dedica largo spa­zio del suo lavoro ai giornali palermitani come // Commercio, Il mondo comico, Il mondo culto. Del primo traccia un ampio profilo che, se insiste specialmente sul primo anno e sulla figura di Gaetano de Pasquali, con citazioni di passi, traduzioni ère, permette di cogliere l'orientamento del periodico su alcuni temi di fondo della vita economica dell'isola, su momenti storici ecc., e dà il senso medesimo dell'influenza 'del giornale sulla classe dirigente con il restringersi dell'orizzonte, o con il silenzio (tra il 154 e il '56) e la ripresa dal 1857 in aranti, soprattutto per la maggiore tolle­ranza politica durante la luogotenenza politica del Castelcicala, con l'accentuato inte­resse per le cose politiche durante la guerra del '59. Altrettanto utile è il recupero, compiuto dal Composto, del quindicinale palermitano // mondo comico (1856-1858) di­retto da Giovanni Villanti. del Mondo culto (185840), diretto da p. Salvatore Maria Scilla, del Caduceo messinese e dell'Estro, diretti da Raffaele Villari, noto tra gli scrit­tori garibaldini pel volume Da Massimi al Tirolo, Viaggio di un nomo senza lesto, Messina, 1867 (cfr. Io nostra breve scelta in Da Roma a Dlgione, Firenze, 1959, pp, 259-270). Completo e ben articolato il gruppo di schede che conclude il volume con una accurata e diligente descrizione dei periodici esaminati.
RENATO GIUSTI