Rassegna storica del Risorgimento

GHISALBERTI ALBERTO M. BIBLIOTECA PRIVATA
anno <1971>   pagina <478>
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4>78 Libiti e periàdici
alla problematica proletaria e locale; la coscienza dell'involuzione generata dal teorie* zare il riformismo per realizzare il socialismo, che vale però sino a che rimane il ter­mine di una dialettica ideale, che st sviluppa su una realtà come quella partitica che sa sintetizzare i contrasti, ma che fallisce e addirittura si rivolta contro ciò da cui è nata, appena è costretta a misurarsi fui terreno concreto .
E un'analisi suggestiva e non certo priva di fondamento, ma che portata a con-seguenze estreme rischia di apparire più come un mezzo per spiegare la successiva evo­luzione politica di Labriola, dall'uscita dal partito socialista alla sua elezione alla Camera nel 1913 ed alla sua opera di deputato, e poi di ministro, che come il risultato esclusivo dell'individuazione obiettiva dei tratti salienti del sindacalismo rivoluzionario italiano.
L'ultima parte della carriera politica di Arturo Labriola, dal suo ingresso a Mon­tecitorio in poi, è esaminato dalla Marocco sempre con diligenza e acume, ma in modo più sbrigativo, dato che si è ormai al di là del problema che era al centro del suo interesse, quello del rapporto fra Labriola ed il sindacalismo rivoluzionario. Non man­cano comunque neppure in quest'ultima parte dell'opera apporti originali di notevole interesse, per quanto riguarda per esempio la deludente missione in Russia nella pri­mavera del 1917 ( insieme ai deputali Lerda, Cappa e Raimondo), oppure l'attività ministeriale nell'ultimo gabinetto Giolitti.
Circa il problema dell'atteggiamento di Labriola nei confronti del fascismo na­scente e poi irrompente, la Manteco comincia con il rilevare come prima della marcia su Roma il giudizio dell'uomo politico napoletano fosse cauto e comunque lontano da una condanna recisa. Il fascismo appare al Labriola come un elemento organico della storia del nostro paese, nato da un parto con le sue strutture, e che viene in luce al momento in cui entra in crisi lo stalo liberale. A preparare questo tipo di interpretazione sono soprattutto i giudizi contenuti in un articolo apparso sul " Resto del carlino nel corso di un dibattito durato dal febbraio al maggio 1922, in seguito alla pubblicazione presso le edizioni Cappelli di Bologna, dei volumi della serie II fascismo e i partiti politici, diretta da Rodolfo Mondolfo. In esso il Labriola rifiutandosi di esprimere un giudizio definitivo del fenomeno, limitandosi invece a individuare le sue componenti, spesso tra loro in contraddizione, ne sottolinea in genere l'intento di reazione alle " degenerazioni " democratico-parlamentari. Mentre mette in luce tre facce del fascismo: 1. la positiva reazione contro la svalutazione della guerra e delle classi che la compirono; 2. le spedizioni punitive nate dall'inqui­namento del fascismo ad opera di elementi e interessi agrari; 3. il fenomeno di massa che aveva largo seguito nelle organizzazioni professionali, ne esalta soprattutto lo aspetto di denuncia della deformazione partitica del socialismo. Il fascismo è, per il Labriola di quel momento, movimento democratico nel suo intimo e istintivamente socialistico, nelle sue forme di opposizione al socialismo e alla democrazia. È un con­trasto che 6J può sciogliere, scrive: " distinguendo il socialismo dal partito socialista, hi democrazia (sentimento e coscienza) dal partito e dalle istituzioni democratiche. H fascismo combatte non il socialismo, ma il partito socialista; non la democrazia, ma le istituzioni e il partilo democratico tradizionale e vorrebbe essere esso stesso una nuova democrazia e un nuovo socialismo ". (...) L'emergere del fascismo dalla crisi dello stato liberale fa di esso, agli occhi del Labriola, una possibilità che, nel 1923, appare protesa in due direzioni, da un lato la rottura nei confronti delle forme politi­che esistenti, quelle contro cui si era sempre scagliata la polemica del sindacalismo ri voluzionurio, dall'altro l'ultimo tentativo dello strutture tradizionali di stabilire un contatto con le masse . Fu solo in un secondo tempo che Labriola modifica tale suo giudizio e vide il fascismo nel suo volto piccolo-borghese, tipico prodotto della guerra, che da essa ba derivato l'appoggio e l'alleanza della vecchia borghesia agraria , nella sua incontrovertibile natura di affossatore non solo dello Stato liberale, ma della stessa civiltà liberale e delle sue maggiori conquiste, irrinunciabili se non si voleva ricadere nella barbarie
curioso, però, come la Manteco trascuri, a tutto questo proposito, di prendere in considerazione tentando di dante una interpretazione che possa meglio lumeg.