Rassegna storica del Risorgimento

GHISALBERTI ALBERTO M. BIBLIOTECA PRIVATA
anno <1971>   pagina <480>
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Isibri e periodici
GIANI STUIMIUCH, La nazione ceca; Milano, Longanesi, 19(9, in 8", pp. 328. L. 1.700.
Vittorio Fratini ha richiamato gin l'attenzione dei lettori di questo bel libro dello Stupacich sai primi studi storici e sociologici del lettorato e romanziere trie­stino, che fu, con l'amico e concittadino Scipio Slataper, collaboratore de La Voce negli anni 1913*1914-, per far notare come non riesca impiegabile l'intenso impegno di ricerca che si rivela nell'opera stessa di cui parliamo, la quale non fu soltanto la pri* ma opera, dedicata alla storia della civiltà e della letteratura boema, che fosse ap­parsa in Italia , ma ristabiliva fra i dee popoli nn contatto morale, ch'era interrotto da secoli s-, come ben rileva ancora il Frosini, nel tragico momento della prima guerra mondiale. La collana nella quale s'inseriva lo scritto di G. Stupacich s'intitolava La Giovino Europa ed era diretta dflH*tttHnift"Hcpbi1ft Umberto Za notti Bianco, sotto lo pseudonimo di Giorgio d'Acandia: vi era comparso già il Mazzini dì G. Salvemini, se­guito da L'Albania che nasce dì E. Vitina. Il manoscritto de La nazione ceca èra stato consegnato dall'A. all'editore prima ancora ch'egli concludesse i suoi studi universitari, a Firenze, ed il libro fu pubblicato nel 1916, mentr'egli si trovava al fronte: sicché egli contribuiva, con quella precocità eccezionale che par caratterizzare anche altri scrittori triestini suoi coetanei, fra i quali emerge Scipio Slataper a quella riva lutazione della politica delle nazionalità in chiave democratica e neo-mazziniana che avrebbe contribuito ad instaurare fecondi contatti culturali e politici fra studiosi di avanguardia di diversi paesi alleati, e specialmente fra il gruppo salvemsniano in Ita­lia ed il grappo inglese che aveva per portavoce la rivista New Europe . Questi gruppi esercitarono una certa influenza sui governi (in Italia, ciò si avverte soprattutto dal momento in cui Bissolati entra a far parte del ministero Boselli, nel giugno del 1916), ma dovettero purtroppo soccombere di fronte al peso preponderante che as­sunsero fra il '18 e il '19 le correnti nazionaliste oltranziste.
L'opera di G. Stuparich, che stiamo esaminando resta ancora, a distanza di cin­quantanni, la meglio informata e la più acuta indagine storico-politica sul destino della nazione ceca nell'età moderna che sia apparsa in Italia. Essa va inserita nel con* testo di qnella coltura triestina, propriamente centroeuropea, e protesa in specie verso il mondo slavo, che doveva soffrire per la scomparsa prematura di alcuni fra i suoi migliori rappresentanti durante la guerra del 1914-18. Tipicamente triestino è il dono di comprendere certe sfumature nei contrasti che affiorano all'interno dei vari movimenti nazionali: vorrei sottolineare a tal proposito l'intelligente analisi che lo S. sviluppa sull'emergere di una corrente nazionale slovacca piò. accentuatamente popolare fra i protestanti, corrente di cui Ludevit Stùr assunse la guida, formulando nel 1844 il principio per cui gli slovacchi dovevano separarsi dalla lingua ceca e adottare una lingua più vicina al popolo , valendosi del dialetto parlato dal maggior numero dei loro concittadini, e portandolo ad assumer la dignità di lingua nazionale. Ai cat­tolici slovacchi (che eran più numerosi) un colto parroco aveva suggerito fin dal 1787 di sceglier un altro ramo del loro dialetto, più vicino alla lingua ceca, e la lingua let­teraria ceca fu adoperata anche dal più dotato fra i poeti slovacchi del primo Otto­cento Jan Kollàr. Lo Stuparich trae una lezione dall'esito negativo di queste diver­genze culturali-Unguistiche fra gli slovacchi: non solo non fu possibile accordare il loro movimento nazionale con quello dei rechi, ma non si potè raggiungere neppure l'unità di lingua (p. 145). Lasciava però ini ravvedere l'esito felice dei notati dissidi ricordando quanti slovacchi finissero per cercare una via di sviluppo culturale fon­dendosi colla vita ceca e portandole il contributo validissimo delle loro energie e delle loro intelligenze.
Gli aspetti positivi dell'affermarsi, fra i cechi, ili una coscienza nazionale unitaria vengon sottolineati dallo S. persino nella sfera dell'attività economica, ed o tal pro­posito egli perviene a conclusioni assai interessanti e precise, fondate certo su studi ed osservazioni di prima mano, nel capitolo quinto del libro (pp. 95-109). Curiosamente, anche in questo capìtolo sono invocati come testimoni musicisti e poeti, che hanno esaltato la bellezza dell'operosa Praga o l'eterno valore dell'operosità ceca.
Nella seconda parte del suo studio, stesa alla fine della grande guerra, lo S. ri-