Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA STORIA COSTITUZIONALE 1876-1919
anno <1971>   pagina <517>
immagine non disponibile

Per una storia costituzionale 517
tre il Senato di nomina regia non ondava esente da critiche per la sua composizione considerata antistorica, superata e, forse talvolta, illiberale, e per la sua maggiore deferenza nei confronti della tradizione istituzionale consolidata. *> Critiche che, se accolte, l'avrebbero, però, trasformato in una sorta di doppione della Camera. L'esperienza parlamentare che si era iniziata non si fondava in realtà su basi troppo solide. Che, privo di contrap­pesi capaci di bilanciare lo squilibrio nel rapporto tra i pubblici poteri, e mancante di un effettivo bipartitismo derivato dalla volontà di un corpo elettorale dotato di salda coscienza e cultura politica e fondato su precisi interessi di opposte classi alla conservazione ed al rinnovamento, il regime subalpino si reggeva praticamente soltanto sulla ristrettezza della classe so­ciale che esprimeva il ceto dirigente e sulle tensioni della rivoluzione nazio­nale in atto. Le scelte imposte alla classe politica da questa potevano essere superate facilmente per l'omogeneità di quella. Con runificazione, però, i problemi erano destinati a complicarsi, la rivoluzione nazionale avendo perso fatalmente la sua carica emotiva e la classe politica avendo assunto un carattere eterogeneo per la sua diversa provenienza e la formazione difforme. Se il sistema avesse funzionato a dovere, il corpo elettorale, oltre alla scelta dei componenti della Camera dei deputati, avrebbe dovuto deter­minare l'indirizzo politico nazionale votando per il partito di cui preferiva il programma, scegliendone il leader come capo della maggioranza parla­mentare e lasciando alla minoranza il ruolo dell'opposizione e le funzioni di controllo e di stimolo della maggioranza. Si sarebbe garantito così all'ese­cutivo autonomia ed indipendenza non solo rispetto alla Corona, ciò che era la maggiore preoccupazione del tempo, spiegabile peraltro col timore di un ritorno all'assolutismo, ma anche nei confronti della stessa assemblea elet­tiva ove la determinazione di una maggioranza politica stabile per volontà dell'elettorato avrebbe creato un rapporto ordinato tra i pubblici poteri. Il sistema, però, funzionava altrimenti: le maggioranze si cercavano nel Par­lamento da parte di un esecutivo, o, più spesso, del suo esponente più qualificato, desideroso di darsi una legittimazione che gli conferisse maggior forza nei confronti sia della Corona sia del paese, snaturando con ciò tal­volta gli stessi rapporti tra le parti politiche rappresentate. Si può dire, forse, da questo angolo visuale, che lo stesso connubio cavouriano, cele­brato sul piano della strategia parlamentare come il maggiore successo dello statista subalpino inaugurava nella storia d'Italia quella prassi di costanti ricerche da parte dell'esecutivo di maggioranze in seno al legislativo destinata a caratterizzare largamente la vita politica del paese nel Risor-
i) Accenni ai tentativi di munire composizione e ruolo del Senato nel Risorgi* mento ora in R. MOSCATI, Per una storia, del Senato, in Clio, 1969, fase 2-3, pp. 239 sgg.
*