Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA STORIA COSTITUZIONALE 1876-1919
anno <1971>   pagina <519>
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Per una stona costituzionale.
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naie. Ora che la Destra era caduta, Minghetli *) e Spaventa, 2> forti di un senso dello Stato e del diritto senza riscontro, aprivano un dibattito che doveva lasciare un'impronta fondamentale nella politica e nella pubblici* stica italiana. I loro scritti, destinati infatti a restare tra le migliori mani­festazioni del pensiero politico italiano dell'Ottocento, un pensiero politico che rifletteva sovente le condizioni non sempre elevate di sviluppo cultu­rale e che si mostrava talvolta isolato dalla più vasta circolazione delle idee europee, si caratterizzavano in modo difforme, distaccandosi nettamente dalle tesi, per lo più di scarso valore, dei contemporanei. Mentre Spaventa cercava la definizione sui piano teorico, ed in un momento tra i meno facili, delle finalità e delle condizioni operative dello Stato (liberale, sotto­lineando le molteplici vie per le quali questo poteva essere rafforzato nelle strutture e consolidato nell'opinione popolare, attraverso il perfezionamento degli schemi garantisti e legalitari di origine statutaria al fine di renderli più idonei ad ogni tipo di intervento, anche economico, sulla società civile che necessitava di esserne diretta, Minghetli pareva porsi per una via opposta: esaltava la via dell'associazionismo, della partecipazione e di un conseguente limitato decentramento, per limitare le possibilità di una cor­ruzione generale del sistema derivante dagli abusi compiuti dai governanti nella gestione amministrativa e dall'eccessiva ingerenza dei partiti nella giustizia e nell'amministrazione. Comunque, sia nel caso di Spaventa, sia nel caso di Minghetti, si trattava di manifestazioni di un pensiero politico a sfondo tendenzialmente pessimista, si trattava di testimonianze amare di uomini ben consapevoli che in realtà lo Stato liberale era sorto in Italia per volontà ed opera di una minoranza rivoluzionaria illuminata quando ancora mancava la sola base che avrebbe potuto sostenerlo e suffragarlo di più vasti consensi: quella vasta borghesia liberale capace ed economica­mente operosa, interessata per motivi di civiltà e di cultura, e per adesione alla scelta chiaramente europea compiuta nel Risorgimento, al progresso delle istituzioni politiche e rappresentative. Ed erano pensieri estremamente problematici sull'avvenire di un regime che, sorto sulla base di un ideale archetipo costituzionale, di marca chiaramente occidentale, per la realtà strutturale della società nella quale le istituzioni operavano, e che rifletteva spesso certe deteriori caratteristiche di sottosviluppo civile, da quell'ideale si era ormai fortemente discostato. Ritorno ai principi primi, forse, quello
1) M. MINCHETTI, / partiti politici e la ingerenza loro nella giustizia e nella am­ministrazione, Bologna, 1881. Sulla formazione culturale del Minghetti, cfr. A. NOHSA, La giovinezza e le prime esperienze politiche di Marco Minghetti (1818-1860), in Ras­segna storica del Risorgimento, 1938, XXI, oltre, naturalmente, a L. LIPPA RI NI, Min-ghetti, Bologna, 194647.
3) Su Silvio Spaventa cfr. ora E. CROCE, Silvio Spaventa, Milano, 1969, oltre che il mio saggio Silvio Spaventa, teorico dello Stalo liberale, in Clio, 1971, mini. 4.