Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA STORIA COSTITUZIONALE 1876-1919
anno <1971>   pagina <523>
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Per ima storia costituzionale
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timone in Italia da personaggi del livello di un Sonnino, di un Bonghi o di un Mosca, non aveva prospettato troppo valide alternative sul piano politico se non quella del ritorno alla prisca e pura forma statutaria conce­pita in una forma nettamente schematica e totalmente idealizzata. Né era pensabile altro che questo, dato il lavello culturale e la formazione politica degli uomini che prendevano parte a tale discussione. Si è spesso portati a sopravalutare il pensiero politico e la cultura giuridica dell'Ottocento italiano e, quindi, di riflesso, a ritenere estremamente vasto l'orizzonte del nostro ceto intellettuale e della nostra classe politica. Anche allora, come peraltro in ogni tempo, quei facili espedienti di economia mentale rappre­sentati da categorie astratte tendenti a definire in modo simbolico perche totalmente formale il sistema costituzionale positivo o quello che si voleva introdurre in sua vece, avevano notevole fortuna caratterizzandosi agli occhi di chi ne era rispettivamente fautore od oppositore non già per le istitu­zioni ma per la fama di conservatore o di progressista del propugnatore. Cosi tutto il dibattito di fin di secolo sull'incremento del potere dell'esecu­tivo, sul ritorno del legislativo a quella che avrebbe dovuto essere la sua primaria e naturale funzione, e che si riassumeva nel sonniniano Tor­niamo allo Statuto venne interpretato senza appello in chiave reazionaria e non anche come una prospettiva abbastanza seria di alternativa ad un sistema in via di progressivo deterioramento.x) Certo gli scrittori di fin di secolo non avevano, salvo il Mosca,2) che scarsa conoscenza del funzio­namento dei regimi politici delle più antiche nazioni liberali e delle diverse prassi costituzionali in esse instaurate e, pertanto, il loro modo di affron­tare i problemi della costituzione e dello Stato rifletteva necessariamente l'esperienza statutaria italiana notoriamente modellata su quella della mo­narchia francese della restaurazione per quanto riguardava il suo momento originario e vagamente affine, per le caratteristiche peculiari al modo in cui venne a svolgersi, al regime parlamentare d'oltr'Alpe fin dopo il sorgere della Terza Repubblica. Mancava, quindi, quasi del tutto quella consape­volezza del valore del rapporto tra elettorato e parlamento che costituiva la base del regime parlamentare britannico, e mancava altresì in essi la co­scienza dell'importanza del ruolo che potevano assumere in un sistema politico equilibrato i diversi poteri pubblici; tuttavia Mosca, Bonghi e Son-
i) Una rilettara attenta e disincantata degli scritti dei pubblicisti di fin di secolo è oggi più che mai necessaria. Utili cenni introdottivi in M. DELLE PIANE, Liberalismo e parlamentarismo. Città di Castello, 1946, e in F. TESSITORE, Crisi e trasformazioni dello Stato cit., pp. 72 sgg.
2) Sa Gaetano Mosca, cfr. M. DELLE PIANE, Gaetano Mosca, Classe politica e UDO* rotismo, Napoli, 1952; V. DB CAFUAÌWS, Gaetano Mosca, In // Mulino, maggio 1954, p. 344; N. BOBBIO, in ir od UZ. a G. MOSCA, LO classe politica, Bari, 1966 che ne hanno discusso la teorie politiche.