Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA STORIA COSTITUZIONALE 1876-1919
anno <1971>   pagina <528>
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Carlo Gkisalberti
perché ci affiancava di nuovo alle grandi democrazie dell'Occidente contro l'ottuso autorkarismo reazionario e conservatore degli imperi, centrali, portò alla paradossale conseguenza, tragica per le nostre istituzioni, di allargare definitivamente il solco, e senza che esistessero più. prospettive di recupero tra i nostri ordinamenti, troppo fragili per mantenersi improntati allo spi­rito del liberalismo, e quelli dei paesi che ne rappresentavano il modello e la fonte.
Il conflitto segna davvero l'inizio della fine per il regime parlamentare. I governi di Salandra, di Boselli e di Orlando, investiti dei pieni poteri legiferano in ogni campo facendo uso indiscriminato del delicato stru­mento del decreto-legge persino nella materia fiscale. Le scarse riunioni pubbliche del Parlamento e la sua attività nei Comitati segreti vengono ad avere il solo significato di convalidare l'opera di un esecutivo -traente la sua effettiva legittimazione dalla volontà del sovrano interprete dellHnter-ventismo espresso dal paese e, quindi, di suffragare l'illimitato potere del Comando Supremo nella condotta della guerra.]) In questa situazione tutto sembra favorire la progressiva dissoluzione delle istituzioni liberali, mentre il paese, assuefatto in parte alla limitazione della libertà dovuta allo stato di guerra, non sembra percepire nemmeno il senso della grave futura mi­naccia alla legalità statutaria. Non desta meraviglia che in tali circostanze rinconsistenza del regime si riveli in pieno alla fine del conflitto, di fronte alla somma dei problemi posti all'attenzione della classe politica che, con la sua incoerenza e la sua inadeguatezza agevolerà ài crollo finale del si­stema sotto l'assalto dell'opposizione extraparlamentare. Una prima tappa di questa crisi si può ravvisare formalmente nella caduta del ministero Orlando nel giugno del 1919 che appare priva di effettiva motivazione politica e che rivela nn mero velleitarismo del Parlamento sempre più legato ad una prassi vanamente nominalistica e non concretamente pro­grammatica. Una protesta per il mancato riconoscimento alleato dei pretesi diritti della nazione alla Conferenza della pace in sede parlamentare resta quanto mai fumosa e generica e, non elevando il già scosso prestigio delle istituzioni, le degrada al livello di una piazza scossa, dominata e corrosa
scomparire tutte le riserve, si può tuttavia dubitare se il germe profondo posto da quegli avvenimenti non si aia risoluto, infine, con l'effettiva diminuzione dell'autorità degli organi costituzionali responsabili .
1} La gravità del problema dei pieni poteri venne sentita in tutta la sua dram­maticità e con tutte le sue implicante: or. al riguardo T. TITTONI, Rapporti tra Parla­mento e governo durante la guerra, in Conflitti politici e riforme costituzionali. Bori, 1919, pp. I sgg. Per quanto riguarda il Parlamento operante nei comitabi segreti, vedi il recente libro, Comitati segreti stilla, condotta della guerra (giugno'dicembre 1917). Camera dei Deputati, Segretariato generale. Archivilo lotico, Roma, 1967.