Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA STORIA COSTITUZIONALE 1876-1919
anno <1971>   pagina <529>
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Per una storia costituzionale
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da passioni torbide e irrazionali.l) Pai viene il secondo e più funesto errore: la follia di Nitti che concede ad un corpo elettorale impreparato la proporzionale e lo scrutinio di lista distruggendo con questo atto le basi stesse, peraltro già largamente minate dalle lacerazioni apportate dal con­flitto, del potere liberale in Italia. Nessuno calcolava il rapporto intercor­rente tra proporzionale e rappresentanza politica, o, quanto meno, nessuno prevedeva quali sarebbero stati gli effetti derivanti dall'introduzione del nuovo sistema, cosi come, per il consueto dilettantismo della classe diri-gente italiana, nessuno aveva mai studiato l'incidenza dei sistemi elettorali nella formazione della Camera dei deputati e, quindi, delle maggioranze governative. 2) E così, con le elezioni del 1919, le forze di tradizione risor­gimentale, e cioè quelle liberali, le uniche legate alle istituzioni, rinuncia­rono, per aver abbandonato il sistema uninominale, ad essere arbitre incon­dizionate delia vita italiana senza peraltro aver preventivamente concordato una linea politica nei confronti di coloro che venivano ad avvantaggiarsi del nuovo sistema elettorale, per far sì che il regime ne uscisse consolidalo. Onde può rettamente dirsi che in quelle circostanze la riforma elettorale viene a significare un errore politico per le forze di tradizione liberale ed una tragedia per il regime parlamentare. La successiva esperienza giolit-tiana segna l'agonia del sistema rivelandosi il Giolitti incapace di usare quelle tecniche di governo che avevano caratterizzato prima della guerra il suo lungo dominio della vita pubblica per la nuova dimensione assunta dal legislativo e per ài progressivo disgregarsi del partito liberale come strumento di potere. Il parlamento partitocratico, uscito dalla proporzio­nale, caratterizzato dalla massiccia presenza delle forze dei cattolici e dei socialisti, estranee all'idea di una collaborazione effettiva con i liberali non sì presta più alla manipolazione giolittiana né in esso esiste la capacità di creare una qualsiasi maggioranza omogenea. Né l'idea stessa del governo d'assemblea, spesso deprecabile per la confusione che porta tra le forze politiche appare realizzabile per il dissenso di fondo sul modo di concepire
1) Manca finora un attento studio eoi rapporti tra esecutivo e legislativo nel pe­rìodo immediatamente postbellico. Sulla caduta del governo Orlando cfr. i rapidi cenni di I. BONOMI, La politica italiana dopo Vittorio Veneto, Torino, 1953, pp. 36 e sgg.; mentre G. GIOLITTI, Memorie della mia vita* Milano, 1922, voi. II, p. 350, senza entra­re in dettagli, si limita a ricordare come avesse suggerito ad Orlando per mezzo di Fa età l'op pò riuniti di indire elezioni generali, essendo scaduto il termine della legi­slatura al fine di aondare il paese sui maggiori problemi.
2) Un esempio di quanto poco ai conoscesse l'incidenza politica della riforma elettorale proposta in T. TITTONI, Scrutinio di Usta e rappresentanza, proporzionale, in Conflitti- politici 'it. PP* 199 e sgg. Perplessità sul nuovo sintonia in G. GIOLITTI, Me­morie cit., voi. II, p. 555 che. sembra ritenere inopportuna la scelia del momento per introdurlo. Gli effetti della proporzionale non piacquero, comunque, a 1. BONOMI, La politica italiana dopo Vittorio Veneto cit., pp, 103 e sgg.
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