Rassegna storica del Risorgimento

JACOBINI DOMENICO MARIA
anno <1971>   pagina <581>
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Il card. Domenico M. Jacobini
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campo liberale che in quello cattolico. A giudizio dell'Autore i liberali italiani si dividono in tre categorie: moderati, radicali e legalisti. I primi sono coloro che propongono al Papa ruccettazione pura e semplice dei fatti compiuti, con la rinuncia al dominio temporale che, secondo loro, è stato ed è l'unico pomo di discordia tra l'Italia e il Papato. I liberali radicali , vogliono che si decreti da un'assemblea repubblicana l'abolizione assoluta del Papato, anche come istituzione religiosa. Quanto poi ai liberali legalisti, l'Autore li identifica con coloro che vagheggiano una via di mezzo, che consiste nel rico­noscere al Papa una sovranità nominale garantita da apposita legge in forza della quale dichiarano il Pontefice non più sovrano di fatto, ma liberissimo in tutto ciò che riguarda il campo dello spirito. Anche i cattolici sono divisi dall'Autore in tre categorie: impazienti , conciliatori e riconciliatori . Dei primi fanno parte coloro che attendono un miracolo o un esercito straniero che liberi il Papa dalla schiavitù rivoluzionaria . *) Alla seconda categoria appartengono quei cattolici che, distinguendosi appena dai liberali moderati , vorrebbero che il Papa si concili con l'Italia, permetta, anzi ingiunga subito ai cattolici di se­dere in Parlamento, e quivi, votato l'ordine del giorno sul potere temporale, facciano tutto il possibile per conservare ed accrescere ' quel po' di bene che si è potuto salvare fino allora dalle fauci della rivoluzione : -> il padre Curci è tra costoro.8) Gi sono, infine, i riconciliatori , coloro cioè che, secondo
1) // Papa e ritolta, cit, p. 28.
f) Il Papa e L'Italia, rat, p. 28.
8) Esaminando le diverse lucubrazioni (p. 34) del Curci il Curci della Ragione dell'opera, del Moderno dissidio e della Nuova Italia l'A. riassume in quattro punti le teorìe dei conciliatori : primo, che la caduta del Dominio temporale è un fatto voluto e diretto dalla Provvidenza; secondo, che l'attuale go­verno italiano è normale ed ha in se stesso le ragioni di stabilità; terso, che i cat­tolici debbono rinunziare a qualunque aspettativa del ritorno del passato; quarto, che la Chiesa deve riamicarsi coLTItalia nuova, riconoscendone formalmente il governo, e rinunziando per sempre al Dominio temporale, non più compatibile colle moderne aspirazioni dei popoli (p. 35). Da questi punti è chiaro che tutto il sistema dei Conciliatori détti Cattolici, a differenza dei conciliatori apertamente professatisi libe­rali, si basa sulla pretesa volontà di Dio, manifestatasi nell'assetto provvidenziale della nuova Italia; giacché la seconda, terza e quarta proposizione non sono che conseguenze logiche della prima (p. 35). Ma chi ha detto al Curci che Iddio ha voluto che il Papa fosse detronizzato dalla nuova Italia? . Ha avuto, forse, < una particolare rivelazione , oppure è giunto alle sue arditissime affermazioni per via di e intuizione storica? . L'Autore propende per questa seconda ipotesi, ma, < con tutto il rispetto al vittorioso avversario del Gioberti , non esita a scrivere fran­camente e che la filosofia storica del Curci sulla questione romana non è che un partito preso a priori; poiché non possiamo davvero capacitarci come il Curci scrit­tore in divinità e in filosofia, interprete della S. Scrittura, fondatore della Civiltà Cattolica e della Voce della Verità, eia col progredir degli anni retroceduto così nella scienza da non rammentare la notissima distinzione che passa tra i due atti della volontà di Dio imperante e di Dio permettente (p. 36). L'Autore prosegue rimproverando al Curci di non aver investigato al lume di principii immobili del diritto la moralità dal fine o dei mezzi dei costruttori del nuovo edificio politico italiano (p. 37) e di ignorare i mezzi adoperati dalla Rivoluzione per dare un colpo mortale al cattolicesimo (p. 37). Se dunque la nuova Italia -- aggiunge l'Autore - - quanto al suo scopo ultimo e quanto ai messi adoperati per conseguirlo, ha dovuto prescindere dalla morale e dal diritto antico e creare a bella posta il
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