Rassegna storica del Risorgimento

PIACENZA STORIA 1800
anno <1972>   pagina <15>
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Moto a Piacenza nel 1800
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lettivamente, la cai narrazione cromatica non può essere sottovalutata nella sua importanza, anche se le cause furono diverse.
Era anche quella una Italia popolare , sia pure ancora in gran parte conservatrice e nella quale non mancavano positive e legittime proteste econo­miche che andava prendendo coscienza di sé e che si rivoltava contro le anti­che, ma anche contro le nuove gerarchie.
Certamente nel moto piacentino non si distingue bene se e fino a dove il moto fosse antifrancese o antiducale o se si coprisse di pretesti, in un senso o in un altro, per mascherare quella che era la sua vera intenzione. Un ancora confuso moto di ribellione con intenti politici e sociali, mescolati a difficoltà di vita da parte delle categorie più povere ') dovute a precise crisi di sopravvi­venza per il rincaro della vita.
H secolo XIX si aprì infatti in Piacenza con una agitazione cittadina sedi­ziosa la prima forse in tutta la sua storia moderna che avrebbe avuto un seguito nei decenni successivi.
Una delle caratteristiche degli aspetti con i quali si affacciò alla ribalta della storia e che si sviluppò poi con progressiva virulenza, lo spirito pubblico ane­lante a libertà e a nuovi orizzonti di vita in quel secolo è infatti la tendenza che si suole chiamare sociale e che, proseguendo ai nostri tempi, assume nella sua marcia i caratteri di una rivoluzione di istituti e di costumi.
Accanto ai problemi politici e nazionali che interessano tutta una popola­zione nel rivolgimento degli antichi ordinamenti, delle dinastie, degli schemi giuridici ed economici ereditati dal secolo precedente, vi sono quelli che inte­ressano le classi in fermento e in ascesa, classi o categorie aspiranti a migliora* nienti di una maggiore dignità sociale informata a concezioni egualitarie non­ché a miglioramento di tenore e di vita sostanziali.
Si tratta di una evoluzione di principi e di una loro applicazione pratica che le ideologie del Settecento, concluse dalla Rivoluzione, dapprima francese e poi europea, si dilatarono all'inizio dell'* avventura napoleonica. In tal modo essa assunse caratteri sempre più spiccati che preannunciavano quegli sviluppi che si debbono chiamare moderni e che, per questo, tanto più ci interessano per il loro valore permanente e attuale. Caratteri che giungono fino ad alterare e talvolta rovesciare quei presupposti di libertà individualistica che erano stati alla base delle ideologie della seconda metà del Settecento dalle quali scaturì la vitalità esplosiva dell'Ottocento, orientata verso una rivalutazione delle masse > anche attraverso la rivoluzione industriale >.
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Vi era stata in Piacenza, quando ferveva l'attesa di nuovi avvenimenti che la Rivoluzione di Francia, nella sua forza espansionistica, voleva imporre all'Ita­lia, una lotta sotterranea, condotta dai novatori che non mancarono anche tra i Piacentini. Alcuni già compromessi in quegli anni, si troveranno infatti ad agire in primo piano nel più vasto orizzonte di Milano all'epoca delle repub­bliche da loro vaticinate.
I) Il più importante stadio sai movimenti popolari della prima età napoleonica nei Ducati di Parma e Piacenza è ancora minilo di UMBERTO BENASSI, II generale Bonaparte, il Duca e t Giacobini di Parma a Piacenza, in Archivio Storico Parmense, 1912. Interessante e pure per quei tempi il volume di ETTORE ROTA, Ghueppe Poggi, Piacenza, 1923: Si veda, anche L. MONTAGNA, Il dominio francese in Parma, Piacenza, 1906. Assai vasta è poi la bibliografia su M. Gioia.