Rassegna storica del Risorgimento
PIACENZA STORIA 1800
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1972
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Emilio Nasalli Rocca
Ma il popolo, nelle sue più schiette categorie, cioè al di fuori dei suoi sovvertitori di estrazione borghese , non appare ancora. Eppure non erano mancati tentativi di sobillazione su schiette basi di incitamenti atti a far breccia nell'animo popolare verso il 1797.
Un elemento rivoluzionario, un doti. Belcini (o Belzini), peraltro non meglio conosciuto, aveva tentato di guadagnare alcuni contadini del Comune di San Lazzaro alle porte della città alla causa della rivoluzione: altri moti si erano avuti a Cortemaggiore e Fiorenzuola.
Il Belcini compassionava i contadini per la fatica di raccogliere il bel pane bianco per i signori e di mangiare il pane nero e essere strapazzati . Altrimenti andavano le cose egli diceva in uno Stato repubblicano : i contadini di Francia lavoravano per sé non per i padroni, avevano tutti i diritti dei cittadini, ed erano tutti uguali, lavoravano soltanto sei ore al giorno e potevano aspirare a qualsiasi carica. Non dovevano perciò opporsi, ma anzi dovevano prestare mano se in Piacenza fosse scoppiata una rivoluzione.
Ma nelle campagne e neppure nella città il popolo non era maturo e sensibile per la propaganda giacobina neppure posta su basi economiche, sociali negli schemi che figureranno poi nel pieno Ottocento e sino ai nostri giorni. Tutto quindi cadde nel vuoto.
Del resto, negli anni, dopo il 1799, la rioccupazione austro-russa non permetteva, nel fluttuare alterno degli eserciti, né disordini, né riforme sociali.
Soltanto quando si inizia il riassetto della situazione locale, nel quadro di quella generale italiana e anche di quella europea, con la stabile occupazione napoleonica, appaiono di nuovo i presupposti e le realizzazioni di questi indirizzi.
Ed è proprio dall'anno 1800 che ci occorre prendere le mosse per esporre le interessanti vicende del primo moto collettivo popolare e sociale, nonché economico dei Piacentini. *)
Occorre subito dire che all'origine vera ma talvolta anche pretestuosa di questa e di tutte le altre sollevazioni popolari, fu il rincaro del prezzo del grano, che costituiva la base dell'alimentazione delle classi popolari, soprattutto nel secolo scorso.
Non influisce direttamente la stagione, poiché, per motivi vari, gli aumenti possono presentarsi indifferentemente d'estate, al tempo dei raccolti, nella loro maggiore o minore abbondanza, e quindi della fissazione del prezzo, oppure d'in* verno o di primavera, quando le scorte si assottigliavano.
Interessa piuttosto la tecnica quasi sempre simile, di questi moti e i suoi sottintesi, la loro violenza, i loro risultati.
-) Le fonti narrative più importanti di questo episodio si possono trarre dalla cronaca filo-popolare Salvi, M.H. PalIaBtrelii n. 125 della Biblioteca Comunale di Piacenza. Molto importante è anche una cronaca, di mano dì Vincenzo Benedetto Bissi, inserita nel ma. PaUostreUi n. 94 della stessa Biblioteca. Si potrà anche vedere la cronaca Acjuilli su* Pollastrelli 174 la cronaca Btigoni, tua. Pnllnstrelli 124. Da queste cronache, ma soprattutto, da quella del Bissi, proviene la diffusa narrazione dell'episodio pubblicata da ANTON DOMENICO ROSSI, Ristretto di Stona patria ad uso dei pia-cenimi, Piacenza, 1833, voi. V, pp. 242-250. Potranno anche essere consultate le Storie di Piacenza di FRANCISCO CIAKICI.I.I (Piacenza, 1889), e di EMILIO OTTOI.KNKHI (Piacenza, 1947 e 19702), che derivano dal Rossi.
Altra fonte fondamentale è costituita dalle lettere conservate nell'Archivio storico comunale di Piacenza, dei Magistrati governativi del tempo, nonché gli Aiti dell'An* zianato del 1800, di eoi pari aremo più avanti.