Rassegna storica del Risorgimento

GALDI MATTEO ANGELO; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1972>   pagina <213>
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Matteo Caldi
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nomico. L'inserimento nella disputa sul nuovo mondo, fenomeno non estraneo, come è stato recentemente osservato,1) alla tradizione dell'illuminismo napole­tano, avviene in una prospettiva che ha superato ogni accademismo e che risente piuttosto di un tipo di polemica retrospettiva sull'operato degli europei nel nuovo mondo, che è proprio della storiografia degli ultimi philosoplies. 2) È que­sta letteratura a giocare un ruolo determinante nella formazione di una coscienza rivoluzionaria in Galdi; a sollecitare, in connessione con il verificarsi di deter­minate condizioni che arrestano la politica riformistica della monarchia, il pas­saggio di lui e di altri giovani intellettuali napoletani, futuri giacobini, all'atti­vità cospirativa; a costituire insomma il sostrato ideologico di quella congiura del 1794 che venne maturando sul piano di una frattura intellettuale oltre che politica.
Dalle deposizioni tenute ai processi che seguirono al fallimento della con­giura, e riportate dal Ni colini in un suo articolo sulla genesi del giacobinismo meridionale, è possibile identificare chiaramente il tipo di letture che si face­vano nei clubs massonico-giacobini di Napoli tra il 1792 ed il 1794. Parlando del Bisceglie, uno degli organizzatori delle prime conversazioni s> massonico-giacobine, un testimone afferma che questi usava leggere e recitare insieme con il Salii; le parti salienti della Congiura dei pazzi e del Bruto dell'Alfieri; e di libri e di opuscoli che attingeva per ogni dove, faceva larga dispensa. Al De Bonia prestò ha regina di Francia del Condorcet e il libro del Raynal sulla .rivoluzione americana, quest'ultimo ottenuto dal marchesino Spiriti, che a sua volta l'aveva tolto in prestilo dal 'principe di Colubrano, noto qual possessore di una scelta del genere.3) Si tratta di un accenno che se contribuisce a sotto­lineare l'importanza che ebbe la cultura francese per la formazione dei nostri giacobini,4) permette, a nostro avviso, di avanzare in questa direzione un'inter­pretazione ancor più precisa. La lettura di Raynal, di Concorcet o di Mably, insieme a certe prese di contatto con il volontarismo alfieriano, finora peraltro non sufficientemente sottolineate,9) sonò espressione di un particolare tipo di
1) li Savarese nell'introduzione ad A. GENOVESI, Autobiografia e lettere ( Milano, 1962), ha sottolineato l'interesse dell'economista napoletano per la problematica rela­tiva alla < dìsputa del nuovo mondo (cfr. A. CERBI, La disputa del nuovo mondo* Milano-Napoli, 1935) identificando nelle Lettere AccademicTte ma anche in altri scritti di quest'autore, un contributo paragonabile a quello del Carli su questi temi (cfr. op. cit., pp. XXXIII-XXXIV). Sul concetto di colonialismo degli economisti meridionali nel '700, si vedano pure le osservazioni dì R. MICHELS, ne II concetto di colonialismo nelle teorie degli economisti classici italiani, in Rivista di politica economica, 1932, fase. V.
2) Cfr. E. SESTA r // mito del buon selvaggio americano e VEuropa del Settecento* I ri Europa settecentesca ed altri saggi, Milano-Napoli, 1956, pp. 136-137.
3) N. Nummi, Le origini del giacobinismo napoletano, in Rivista storica italiana* 1939, L p. 9.
*) A. Snvinwi, La congiura giacobina del 11M a Napoli, in Archivio storico napo­letano, 1914, p- 303.
sj L'influenza ideologica delle opere di Alfieri sulla formazione di una mentalità rivoluzionaria alla fine del '700, meriterebbe indagini particolareggiate e settoriali. Ber la posizione di Alfieri nella crisi della culturn luministica, si veda: M. FUMISI. V. Alfieri- e la crisi dell'Illuminiamo, in La cultura iUumtnhtica in Italia, Torino, 1964, pp. 265-280, con relativa bibliografia. Per un discorso che analizza l'aspetto letterario del giacobinismo italiano, si veda: M. CEIIMUTI, Neoclassici e giacobini, Milano, 1969.