Rassegna storica del Risorgimento
DE CAESARIS DOMENICO CARTE; DE CAESARIS (FAMIGLIA) CARTE
anno
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1972
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pagina
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268
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268 Lucia Gorgoni
dietro ì sogni dell'arte, sembra estraniarsi dagli indirizzi tradizionali della famiglia. Un'umiltà toccante traspare tra le righe, come in questo passo:
Mio caro nipote
Sono oltremodo mortificato per l'attaccamento che avete per me, ma ciò deriva dal tuo ben fatto cuore...
Nicola non scriveva per dare consigli: si rimetteva agli altri e chiedeva anziché fornire denaro con cui comprava le sue riduzioni dì pena (il che fa sapporre che anche la lieve entità della condanna nel 1837 che lo salvò dalla pena capitale toccata invece al Caponetti e ai suoi compagni, fosse dovuta alla corruzione). Poco prima della commutazione della pena, troviamo, infatti, un passo interessante in proposito:
...Avete ceduto a mio figlio Achille d/i 400 per la mia libertà se si avvera, o pare per ila conratazioiie (sic) di pena vi sono obli gaio (sic)...
E alla suocera ripeteva*
... tutto si sormonterà con Parato dell'innocenza e del metallo...
Impegni di altro genere, non chiaramente identificabili attraverso le lettere costringevano Nicola a contrarre forti prestiti (lettera del 21 marzo 1841) che certo non dovevano riuscire graditi a quel costruttore di patrimoni che era Domenico. Nicola se ne rendeva pienamente conto e, generoso e pronto di cuore come era, cercava di conquistare il nipote e la cognata Crocifissa con gentili doni; nel complesso, da quello che ci rimane, egli appare una figura minore coinvolta in un giuoco in cui era impegnata la famiglia e dal quale non poteva staccarsi, pena la squalifica morale.
La corrispondenza conservataci di Achille è assai esigua e appare stretta* mente legata alle eorti del padre: la prima lettera, infatti, reca la data dell'I 1 marzo 1840, quando già si parlava della revisione del processo. Anch'egli si rivolge al cugino Antonio per prelevare denari in acconto sulla sua proprietà. Sembra preso dalle vicende del padre, ma in realtà il soggiorno a Napoli è determinato soprattutto dalla sua professione, in quanto egli vi esegue quei quadri che lo atesso cugino gli elogia (lettera del 27 luglio 1841) non lo zio Domenico che non ne fa mai parola perché a lui doveva sembrare che una vita Hpesa interamente per Parte non presentasse quei caratteri di solidità e di fattività nei quali credeva.
Interessanti appaiono le lettere di Pasquale Castagna, figlio di Nicola, lo storico della rivolta angolana: in esse si evidenzia la formazione del mito dell'eroismo intorno alla persona di Domenico ancora vivo, definito triario di libertà , antico e fedele servitore di essa (lettera da Città Sant'Angelo dell'8 agosto 1866):. Il Castagna vedeva in lui sempre il rivoltoso del '14, forse in omaggio al proprio padre e gli chiedeva notizie per redigere una biografia da etti avrebbe ricavato pari gloria perché se onorato è l'uomo dì cui si parla, onorato è pure l'uomo ebe ne parla (lettera da Città Sant'Angelo del 22 7bre 1866).