Rassegna storica del Risorgimento

DE CAESARIS DOMENICO CARTE; DE CAESARIS (FAMIGLIA) CARTE
anno <1972>   pagina <271>
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Le carte De Caesaris
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non rifugge, nella chiusa, da -una promessa di fedeltà, implicita nella profes­sione di eterna riconoscenza. 0
Sembra che Antonio, alludendo alle accuse di natura politica, ammetta la sua colpevolezza e giusta la condanna; in realtà si tratta di un accorto passaggio in cui si sottolinea la rassegnazione e si sottintende una protesta taciuta solo per opportunità. Piuttosto va notato in questi testi ed anche nelle lettere inviate alla famiglia, uno strie abbastanza ricercato rispetto a quello di Domenico, e notevole per un uomo la cui vocazione e la cui professione non erano stati gli studi.
Come accennavo all'inizio, evidentemente il tono di vita della famiglia si andava elevando ed aprendo ad altre ambizioni più o meno esplicite a seconda delle diverse personalità; persino Antonio che, pure, dei rappresentanti della nuova generazione, era il più vicino all'antica, ebbe velleità poetiche. Tra le carte relative al periodo del carcere, ho rinvenuto una specie di diario amoroso e nn manoscritto di poesie di argomento vario, tra cui una composta appunto in carcere che riporta integralmente alcuni versi manzoniani, testimonianza di una cultura media, ma inadeguata a raggiungere un livello sia pur modesto di merito.
Dalla mia prigione 3 luglio I50 Ah! Sì, ch'io pria di nascere Fui sfortunato, e bruna, Fra le materne viscere, Nemica la fortuna, Col dito ineluttabile, La fronte mi segnò!
Prima che alla vivifica
luce del sole, al piamo
i lumi aprimmi, e barbara,
Del genitor die tanto
Mi disiava, misero
E privo mi lasciò. Lui nella tomba gelida, Nel più bel fior degli anni, Sospinse inesorabile D'interminati affanni, La madre dilettissima [inconsolabile] La madre mia colpi:
E a me, non consapevole
Di cosi ria sventura,
Fra il duolo, fra le lagrime.
Per cosi ria sciagura
Dischiuse lacrimevoli
I dolorosi dì. Ma pur s'io fossi all'ardua D'ambasce eterna scuola f Jl Dio che atterra e suscita, Che affanna e ebe consola > Pari mi vigor di spirito Al mio soffrir mi die.
t) G. DB CAESARIS, Domenico Dtì GuwMris, cit