Rassegna storica del Risorgimento
DE CAESARIS DOMENICO CARTE; DE CAESARIS (FAMIGLIA) CARTE
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1972
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274
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274 Lucia Gorgoni
volesse credere che Gemente in tal modo mirasse esclusivamente ad organizzare la propria fuga dal carcere, non si spiegherebbe per quale ragione spendesse il suo denaro non solo per corrompere i carcerieri, ma anche per subornare i militi del I Reggimento di Linea che nella notte di Natale di quell'anno 1853 avrebbero dovuto aprire le porte del Bagno ed occupare il Forte di Pescara. *) Per questo episodio, rimasto inconcluso, egli non subì alcun, rincrudimento di pena, in parte grazie a questioni di procedura, in parte per la difesa che di se fece il cospiratore stesso;z) infine per le solite pressioni operate dal denaro e dalla rete di conoscenze di cui disponeva la famiglia.
Tra il '58 e il '60 sappiamo che Clemente fu trasferito dalle carceri di Pescara a quelle di Brindisi, poi di Nisida e quindi trattenuto a Bovino in domicilio coatto. In questo periodo avvenne una specie di evoluzione nello spirito di Clemente: dalla cura degli affari egli passa alla meditazione, alla letteratura. componendo versi, trascrivendo ricordi e stendendo un trattatello di estetica rimasto inedito e incluso in questa cartellina. La maggior parte delle composizioni in versi vide la Lice nel 1861 col titolo Un conforto nell'esilio, indubbiamente superiori per accento e consapevolezza poetica a quelle pubblicate nel 1841 Pochi versi di tono idilliaco leopardiano; invece è rimasto completamente sconosciuto il trattatello che si apre con la citazione, nella lingua originale, di un passo di Rousseau, e in cui l'arte è fatta rientrare nel concetto del sublime e definita un afflato degli dei che si manifesta nel genio, secondo un concetto tipicamente romantico. Riuscirebbe interessante la pubblicazione di questi fogli che presentano, però, difficoltà di interpretazione a causa di correzioni e di aggiunte.
Gli eventi del '60, che lo sorpresero a Bovino, distolsero Clemente dalla redazione definitiva dell'opuscolo, tanto più che i problemi economici trascurati nel decennio di detenzione gli si presentarono in tutta l'effettiva gravità. Furono momenti difficili, poiché si rendeva necessario ricominciare da capo hi vita e ricostruire un patrimonio che il padre Nicola non aveva di certo accresciuto e che egli aveva compromesso con le sue generose elargizioni.
In una lettera alla zia, leggiamo questo sfogo:
Bovino 28 marzo 1860'
Cara zia... dovendo deporre il cappotto nel mese venturo, mi occorre un soprabito mediocre e due paia calziiii, avendone uno vecchio di tibet, e un altro, che userò per casa; più un gilè, scarpe e cappello, da spendere in tutto fra roba e mano-fattura (sic) una trentina di piastre. Io ho solo roba usata, perché da un anno uscito n libertà, ho dovuto cominciare da capo. Sopra il mensile non ho da economizzare nulla, secondo il conto che vedrete qui appresso, essendomi ridotto alla pura necessiti' eliminando sino il caffè che; prendo solo quando mi duole la panda. Vi rimetto questo conto acciò tu e io Domenico vi persuadiate della verità di quello che io vi dico,. essendo io convinto esservi di peso e fastidio e sapere bene non aver io nessun diritto ad umi ulteriore Vra condiscendenza. Se potessi nuovamente far qualche cosa da me* vi avrei tolto questa noia - - ma l'ozio e l'inattività a cui fui condannato, mi fa essere, contro ogni mia voglia cosi petulante. Se la bile che ho nell'anima potesse almeno diventar creta, dopo un mese avrei creato una masseria sicuramente, Ma poiché Cristo, o il Diavolo vogliono cosi, non posso, e non debbo oltre ripetere ohe quella miserabile e sciocca parola pazienza...
*) R. DB CBSAHB, La Fine ài un Regno, tapi, Città di Castello, 1909, voi. H p. HO* 2) CI.KMKNTK DB CAESABIS, // Bagno di Pescara nette memorie di un patriota, in L'Adriatico. Pescara* 1930, hi IV, n. 8.