Rassegna storica del Risorgimento
DE CAESARIS DOMENICO CARTE; DE CAESARIS (FAMIGLIA) CARTE
anno
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1972
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pagina
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275
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Le carta DH Caesaris
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Gemente inizia con un tono dimesso che ricorda quello del padre allorché confessava la propria insufficienza pratica, ma prosegue con un tono di protesta tutto nuovo: egli si attendeva riconoscimenti che lo compensassero dei tanti disagi patiti. Ciò induce a pensare che, avendo ricavato solo danni dalla sua attività almeno fino a quel momento -, la tradizione liberale della fami* jglia cosi strettamente connessa, in precedenza, con il prestigio economico, si fosse in lui trasformata in una coscienza più. presente del dovere civile e nella configurazione del politico di professione. Tutti i rigurgiti di protesta e di 'distacco dalla linea conservatrice dei primi De Caesaris lo indussero, nel '60, -a pronunciare un atto di fede democratica d'ispirazione mazziniana, esposta nell'epìstola al popolo stampata nel maggio di quell'anno e preceduta da una lettera di Franco Marezzi di Genova.
Indubbiamente, rispetto a Domenico, l'evoluzione del pensiero subita da Clemente, è notevole; e tuttavia questi ancora una volta esita e, pur confessandosi repubblicano, non esclude la possibilità di accettare la monarchia per amore di un Re cittadino, in questo caso Vittorio Emanuele H, sempre che questi s'impegnasse ad estendere lo Statuto piemontese nelle regioni napoletane. Egli ereditava, insomma, dallo zio e dal padre una struttura mentale sostanzialmente conservatrice, fondata sul riconoscimento della proprietà e di una scala gerarchica di meriti e di competenze, ma la rinnovava col fervore mazziniano. Giovanni De Caesaris non esclude, sia pure in forma fortemente dubitativa, che Clemente tendesse a procacciarsi con tale atteggiamento aperto a due soluzioni opposte, onori ed uffici; il che non era alieno, del resto, dallo spirito, di famiglia, sia pure sentito in chiave diversa.
Effettivamente nell'agosto del *60 Clemente ebbe l'incarico conferitogli dal marchese di Villamarina, ambasciatore sardo a Napoli, di promuovere l'insurrezione negli Abruzzi, per cui fu nominato prima prodittatore quindi Governatore de L'Aquila e di Chieti. Con gli onori, però, vennero anche le controversie e le opposizioni specialmente come si è già accennato da parte della famiglia De Blasiis, che dipingeva la sua azione come eccessivamente improntata a spiriti rivoluzionari e repubblicani. '> Nonostante le difficoltà in mezzo a cui doveva muoversi, quello che il seri. Farina definì, certo eccessivamente, il capo degli scavezzacolli mazziniani ,z) riuscì forse corrompendo la truppa col denaro,3) certo guidando un assalto di guardie nazionali, a conseguire la capitolazione del Forte di Pescara, realizzando il sogno del '53. Fu fi momento del maggior successo, ma anche il momento in cui la fortuna cominciò a venir meno a Clemente? tra le cariche ottenute vi fu l'elezione a deputalo nel 1861 e il compito di difendere la regione vestina dall'assalto reiterato dei briganti, sette dei quali furono catturati e uno, Tommaso Annibaldi, fucilato.
Di contro divenne impopolare per le richieste di rimborso del denaro che egli asseriva di aver speso per la causa . Un'eco di tali richieste si rintraccia in alcune lettere scritte da Torino nel '61 e comprese nella seconda parte della cartellina n. 7. Sospettato di calcoli di lucro, non fu rieletto nella successiva legislatura, fi differenza del cauto cugino Antonio. Allora Clemente,
t) R. DB CESARE, La fine di un Regno, clt* pp. 81-83. :?> L. POLACCHI* ùp. clL, p. 901. A) Ibidem, w> 04-905,