Rassegna storica del Risorgimento

DE CAESARIS DOMENICO CARTE; DE CAESARIS (FAMIGLIA) CARTE
anno <1972>   pagina <279>
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Le carte De Caesaris
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le pubblicazioni ufficiali curate dalla Provincia di Teramo in quella occasione, nelle quali compaiono le prime ricostruzioni dei processi, rilevati dai docu­menti mediti dell'Archivio di Stato di Napoli (sess. Borboni).
Dall'illustrazione del materiale, mi pare che si possa concludere quanto si e ipotizzato in apertura del discorso: la vicenda dei De Caesaris si pone come esemplare di un modo particolare di concepire il Risorgimento, cioè un modo provinciale e non nazionale, liberal-costituzionale e non unitario, che si è mo­dificato lentamente nel passaggio dalla prima alla seconda generazione senza giungere però a forme di cosciente e compresa consapevolezza degli esiti a cui sarebbero pervenuti i moti insurrezionali. Probabilmente proprio questa ap­prossimazione rispetto alle idee, questa mancanza di struttura ideologica, que­sta assenza di collegamenti tra le forze in azione hanno aperto nel Mezzo­giorno la piaga del trasformismo con tutte le conseguenze che proprio un erede del liberalismo meridionale, Guido Dorso, avrebbe successivamente de­nunciato, rintracciandone le origini appunto in quelle motivazioni che la vicenda De Caesaris rivela come paradigmatiche. Il peso politico del galan-tomismo meridionale è ugualmente da ricercarsi nelle caratteristiche men­tali1 cbé' crearono intorno ad una certa classe il mito dell'uomo politico, il quale, in realtà, era solo un individualista desideroso, nella migliore delle ipo­tesi, di un'affermazione di prestigio e di un rafforzamento della propria posi­zione economica. Il Risorgimento come principio ideale, come movimento di riscatto della nazione e affermazione del suo diritto all'indipendenza non fu ac­colto nelle province meridionali se non in ristretta misura e rimase circoscritto, per forze di cose, alla cerchia degli intellettuali napoletani che della vita ebbero, per tradizione luministica, una misura a raggio più vasto e implicante un diverso impegnò di natura teorica e pratica.
Tuttavia occorre dire che senza il De Caesaris e i De Sanctis e i Forcella, l'Italia, quella dei piccoli centri bisognosi di una ristrutturazione amministrativa e politica, non ai sarebbe fatta e non avrebbe conosciuto i Crispi, i Man­cini, i Nicotera che portarono su un piano di compiutezza le aspirazioni te­naci, dignitose e generosamente sostenute da uomini di statura più modesta, ma non meno rispettabile e ammirevole.
LOGIA GORGONI
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