Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA ITALIA
anno
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1972
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pagina
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334
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Vittorio F rosi ni
Perspectives, che comprende i saggi di: E. W. Fox su Arnold J. Toynbee? C. Jefferson su Carlton J. H. Hayes; K. F. Lewalski su Oscar Halecki (l'eminente storico polacco, emigralo negli Stati Uniti); L. L. Snyder su Hans Kohn; H. R. Williams sn A. J. P. Taylor; H. R. Winkler su J. L. Hammond. Una seconda parte, intitolala Continental Perspectives, accoglie, oltre ai saggi sugli storici italiani, che saranno considerati particolarmente, anche quelli di W. H. Maehl sul tedesco Gerhard Ritter, di P. Renouvin sul francese Ernest Labrous-se, e di W. Savage sull'altro francese Jacques Chastenet.
Come si vede, il panorama intellettuale offerto dal libro è ampio e variato; la sua unità prospettica è assicurata dallo slesso punto di fuga , in cui si è collocato ogni collaboratore, che ha posto il soggetto trattato sullo sfondo politico della nostra epoca (uno sfondo più vasto dell'Europa, a cui si riferisce il titolo, giacché comprende anche gli Stati Uniti), facendo di ogni storico esaminato un testimone del tempo presente, e non soltanto un giudice del tempo passato.
2. Gli italiani: il primo di essi è Adolfo Omodeo, storico della religione delia libertà*, e l'autore del saggio è il noto italianista Charles F. DelzeU della Vanderbilt University. La ragione del titolo è nell'osservazione fatta da Aldo Garosci, e ripresa da Delzell, che Omodeo abbia influito, in maniera decisiva, sulla formulazione crociana della religione della libertà . Come indica la leggera enfasi del titolo, Delzell è indubbiamente simpatetico con lo atteggiamento mantenuto da Omodeo in tempi di dura avversità politica; egli, tuttavia, non risparmia per questo osservazioni critiche acute, e talvolta persino severe, sul comportamento e sull'opera di Omodeo. Fu una fortuna, egli scrive, che Omodeo non abbia deciso di entrare in politica negli anni dei primo dopoguerra, perché, con ogni verosimiglianza, ne sarebbe sortito un reazionario della più bell'acqua, considerando l'asprezza dei 6uoi giudizi sulla classe politica italiana, contenuti nelle sue lettere dal fronte; mentre, quando poi egli provvide a pubblicare le lettere dei caduti in guerra, ebbe cura di espungere da esse i brani di polemica antiparlamentare (p. 128). E in quanto alla sua opera più famosa, L'età del Risorgimento italiano, questa presenta, agli occhi di Delzell, difetti anche gravi: l'aver accolto come temiinns a quo della sua storia il 1748, giacché così stabilivano i programmi ministeriali dell'epoca per l'insegnamento scolastico; avere trascurato, in escusabilmente (scrive Delzell), alcuni aspetti importanti della storia europea, come lo sviluppo della costituzione inglese nell'Ottocento e la rivoluzione industriale; essere rimasto fermo alle interpretazioni di Aulard e di Sorel sulla rivoluzione francese e l'età napoleonica. E mi limito a riportare questi rilievi, relativi all'opera più popolare di Omodeo, per segnare il carattere critico, e non apologetico, del saggio di DelzeU; il quale tuttavia lo conclude, accogliendo la bella definir zione che Alessandro Galante Garrone ha dato dello storico siciliano (che di siciliano ebbe, sempre secondo il Delzell, certe caratteristiche, come l'orgoglio e il'ostinazione): l'ultimo grande seguace di Mazzini, erede della intransigenza morale e politica, di cui Mazzini fornì un esempio (abbastanza insolito, bisogno aggiungere) agli Italiani. (Quando io lessi per la prima volta un libro, quei libro, di Omodeo, a diciassett'anni, sapevo che 11 suo significato era ben più profondo di quello di un manuale di storia; era una lezione di serietà civile e intellettuale, in forma asciutta e sicura; e quel suo valore riscatta, nel mio ricordo, anche quei difetti, che Delzell vi riscontra).