Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1972>   pagina <335>
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Storici italiani in prospettiva europea 335
3. - George T. Peck tratta di Gaetano Salvemini meridionalista* accen­tra cioè la sua indagine sul periodo formativo, in senso culturale e politico, dello storico pugliese, giungendo sino alla composizione del suo volume su La rivoluzione francese, qui considerato come il suo capolavoro. L'origine ideale di quel libro viene riconosciuta nel sentimento di frustrazione, insorto in Salvemini a seguito del fallimento delle sue speranze, che la rivolta mila­nese del 1898 si tramutasse in rivoluzione. (La lettera di Salvemini a Filippo Turati, in cui si incitava ad allargare la rivolta in rivoluzione, venne distrutta da quest'ultimo, per timore che la polizia se ne servisse per incriminare Sal­vemini). Questa connessione con un fatto di vita pratica stabilisce il partico­lare taglio del libro, che è un'opera di aintesi superiore dal punto di vista intellettuale, ma non politico; ossia, essa non si colloca au dessus de la mélée in ordine ai giudizi di valore; sicché al suo giovane lettore di trentanni fa essa servi da utile correttivo alle pagine di Omodeo dedicate allo stesso argo. mento, in cui le stesse forze storiche venivano diversamente valutate, perché ogni storico, in quanto giudice, deve avere un suo codice di valori.
Anche Salvemini fu, come Omodeo, un mazziniano; ma il Peck, ricordato al lettore il noto interesse, anzi entusiasmo, che lo storico pugliese nutrì per il lombardo Cattaneo, mette in evidenza, in una bella pagina, le simiglianze di destino fra i due studiosi, il personaggio dell'insurrezione milanese del 1848 e quello della rivolta del '98. Entrambi provenivano da una numerosa fami­glia piccolo borghese, entrambi avevano avuto maestri ricchi di fascino morale, entrambi divennero insegnanti di scuola, ed entrambi erano venuti a cono­scenza dettagliata della vita sociale d'una città. Ciò che oggi noi possiamo scor­gere, è lo straordinario parallelismo delle loro vite; entrambi furono gli ani­matori di riviste intellettuali, entrambi diffidarono della retorica rivoluzionaria, entrambi ebbero fede nelle qualità di combattente del soldato italiano, en­trambi credettero nel progresso economico, entrambi si ritirarono dalla lotta politica in momenti cruciali della storia italiana; entrambi rifiutarono la car­riera parlamentare, entrambi furono restii ad accettare la disciplina di partito, entrambi sostennero che l'Austria sarebbe dovuta diventare una federazione di repubbliche democratiche, entrambi cercarono di dire la verità sull'Italia agli stranieri, entrambi trascorsero molti anni in esilio, ed infine, entrambi fecero ritorno in Italia nella vecchiaia, solo per constatare che la storia li aveva sor­passati (p. 217).
4. A. William Salomone, dell'università di Rochester, ben noto anche ai lettori italiani per il suo libro sull'età giolittiana, ha disegnato il Ritratto di un maestro: Federico Chabod. Va subito detto, che fra tutti i saggi adunati nel volume, questo su Chabod è uno dei più impegnativi (accanto a quello, che Maehl ha scritto su Gerhard Miller, anch'esso fruito di analisi approfon­dita); TÌ ai avverte una partecipazione appassionata dell'autore, una conoscenza scrupolosa della relativa bibliografia critica, una intelligenza penetrante, che attraverso la pagina scritta cerca di arrivare allo spirito sorgivo di Chabod. Il saggio si rivela impegnativo anche in questo senso: che Salomone non ha esitato a confessare la sua ammirazione per Chabod, spinta sino all'esaltazione. Lo definisce subito un historìan's h istoriati, uno storico degli storici; considera la sua opera maggiore, la Storia della politica estera italiana, come un capo­lavoro in senso assoluto, dedicandovi una pagina (p. 288), in cui ne vengono messi in luce i pregi scientifici od estetici, che produssero il miracolo cri-