Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA ITALIA
anno
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1972
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pagina
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336
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336
Vittorio Frantiti
lieo* di un riconoscimento unanime di perfezione storiografica; scrive, con audace metafora, potrebbe dirsi, che pareva che non fosse Chabod a scrivere la storia, ma la storia a parlare per bocca di Chabod (p. 257). A Salomone riesce altresì di cogliere la rispondenza, anzi Ponila di motivi ideali e di siile fra l'uomo e i suoi libri, cosi difficile a cogliersi (Ho osservato, nella mia ormai lunga consuetudine con scrittori, che di solito l'uomo, nella sua vivezza, appare superiore al libro che ha scritto, o viceversa, e cioè che il libro, nella sua forza spini naie, appare superiore all'individuo, che lo ha prodotto; raro il caso, in cui possa stabilirsi un'equazione fra l'uomo e il libro; Chabod fu uno di questi). Come osserva Salomone, Chabod fu sempre accompagnato dalla solitudine interiore; e il rigore, che caratterizza l'opera di Chabod, non fu che Paspetto manifesto di quella stessa autodisciplina, con cui egli modellò la sua vita.
Come studiosi italiani, non possiamo che esprimere il nostro profondo compiacimento per questo giudizio sullo storico valdostano: la sua posizione, nel panorama della storiografìa contemporanea tracciato in questo volume di cui parliamo, appare dominante e maestosa come quella del più alto monte della sua terra.
5. * E infine, ultimo storico storicizzato nel libro, ecco Gioacchino Volpe, ad opera di Edward R. Tannenbaum della New York University. Anche questo è un ritratto disegnato con sobrietà e con realismo, come quello di Adolfo Omodeo, su cui si è già riferito, ed al quale esso fa, in un certo modo, da corrispettivo, e quasi direi da immagine speculare. Allo storico della religione della libertà si contrappone Pautore della Storia del movimento fascista', al sostenitore della concezione idealistica della storia, l'interprete della storia come vicenda primaria di forze economiche e sociali (nota però Tannenbaum, che malgrado il suo " realismo " storico e il suo interesse e la sua partecipazione alle vicende della cronaca politica, Volpe rimase un tradizionale professore italiano, fornito di scarsa sensibilità per i sentimenti delle masse del suo tempo , p. 320); al seguace ideale e biografo attento di Cavour e di Mazzini, si contrappone lo studioso, che mostrò invece scarso interesse per il Risorgimento. Egli insistette sulla sua origine nazionale, ma smorzò l'accento sul contributo dato dal liberalismo di Cavour. Quando governava Mussolini, furono gli storici antifascisti quelli che impressero allo studio del Risorgimento nuove linee di sviluppo. Furono Luigi Salvatorelli, Adolfo Omo* deo, Cesare Spellanzon e Croce, che misero l'accento sugli aspetti europei e sugli ideali politici di ispirazione liberale (p. 333). E tuttavia, Volpe come uomo fu liberale, aperto, generoso; Tannenbaum lo riconosce non solo, ma gli rende omaggio significativo, rievocando un episodio dei rapporti fra lo storico e il dittatore, tratto (con scrupolo documentario) dall'archivio della Segreteria Particolare del Duce; l'intervento di Volpe a favore di un suo antico studente ebreo, Leo Wollemborg (ma Mussolini non permise, che venisse menzionato il nome di un ebreo come coautore dì un libro, con quello di Volpe). E comunque, le opere scritte da Volpe non possono venire cancellate dalla storia della storiografia contemporanea; e in particolare, a me pare che il suo Medio Evo sia qualcosa di più che un manuale per insegnanti e studenti, come Io quali* fica Tannenbaum (p. 331), forse perché nel mio ricordo, anche visivo, quel libro sta accanto all'/ìtó del Risorgimento italiano di Omodeo, collocato nello PC affa letto della mia Btanza di normalista pisano, l'uno e l'altro stentati e pre*