Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849; GUERRA DEL 1859; GUERRA DEL 1866; MILLE (
anno <1972>   pagina <339>
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Note sulle campagne del Risorgimento 339
l'efficace cooperazione dei contingenti dei vari Siati italiani e nflei volontari, nna rapida e decisa offensiva contro gli Austriaci ritiratisi nel Quadrilatero. L'eser­cito piemontese, invece, avanzò verso il nemico assai lentamente e, dopo i suc­cessi iniziali di Coito. Monzambano e poi di Pastrengo, operativamente si ar­restò, finché, sotto hi pressione dell'opinione pubblica, effettuò l'inconcludente ricognizione di S. Lucia, cui seguì un nuovo periodo di stasi operativa. Quindi, per la costante indecisione, si sciupò la bella vittoria di Coito e, alla fine, ci si fece sorprendere e battere a Custoza dal Radetzky, che attaccò a massa le no­stre forze sparpagliate. E scarso fu il concorso degli altri contingenti italiani, anche perché mancò l'indispensabile coordinamento del comando piemontese.
Campagna del 1849. Basterà ricordare il grave errore iniziale del Co­mando piemontese di ritenere che gli Austriaci si sarebbero ritirali nel Qua­drilatero, come l'anno precedente, mentre la situazione era del tutto diversa: di qui la grande sorpresa strategica e psicologica realizzala dal Radetzky con l'ardita e decisa offensiva che gli fruttò la vittoria di Novara.
Campagna del 1859. Avemmo, allora, la mirabile preparazione politica e morale del conte di Cavour e quella militare del generale Alfonso Laniarmora. Sappiamo che, per l'indecisione e inerzia del comandante austriaco, gen. Giulay, potè felicemente effettuarsi, non solo la riunione delle forze francesi e piemon­tesi, ma anche la brillante manovra strategica di Magenta. Questa, pur ispirata a una concezione napoleonica, in quanto diretta contro il fianco dell'esercito austriaco, non fu, però, affatto napoleonica nell'esecuzione. Basti notare che alla battaglia Napoleone IH ebbe le forze sparpagliale, talché, nonostante la vittoria, conseguita a caro prezzo di sangue, la partita non fu affatto decisa: l'esercito austriaco potè ripiegare indisturbato nel Quadrilatero e prepararsi alla riscossa. L'imperatore, infatti, dopo la vittoria di Magenta, perdette il con* tatto col nemico e non lo ristabili più a causa del cattivo uso che fece della cavalleria (altro che esplorazione strategica ed avanguardia generale > del suo grande avo!) e poiché gli Austriaci non la impiegarono meglio, si giunse alla vigilia della battaglia risolutiva senza che gli avversari avessero alcuna pre­cisa idea della posizione, delle intenzioni e dei movimenti l'uno dell'altro. Peliamo l'incontro dei due eserciti fu per entrambi una sorpresa: ne conseguì che la battaglia di Solferino e S. Martino fu una tipica battaglia d'incontro, quanto mai cruenta. Nello stesso anno 1859 è da ricordare la provvidenziale costituzione, dopo l'armistizio di Viilafranca, per merito soprattutto del gen. Manfredo Fanti, dell'i Esercito della Lega dell'Italia Centrale, che tanto deci­samente pesò ai fini della rapida unione al Piemonte dell'Emilia e della To­scana e che, poi, passò senz'altro in blocco all'esercito sardo.
Campagna del 1860. Meravigliosa sotto ogni aspetto la spedizione dei Mille, in cui risplendette l'innato genio operativo e il valore leggendario di Garibaldi. Anche molto ben preparata politicamente dal Cavour e ottimamente condotta militarmente dal gen. Manfredo Fanti fu la campagna dell'Umbria e delle Marche.