Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA DEL 1848-1849; GUERRA DEL 1859; GUERRA DEL 1866; MILLE (
anno
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1972
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pagina
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341
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fflpte sulle campagne dal Risorgimento 343.
esso dovette affrontare l'esercito austriaco (più esattamente una importante aliquota di esso, dato che il grosso era impegnalo contro i Prussiani), organismo notevolmente saldo anche se complessivamente inferiore a quello italiano, almeno come livello mentale dei gregari, ma comandato egregiamente dall'arci duca Alberto, ufficiale colto e studioso, di saldo carattere, che molto aveva ereditato dal padre, l'arciduca Carlo, che era stato uno dei pia intelligenti e abili avversari di Napoleone I.
Per quanto, poi, riguarda in particolare la battaglia di Custoza. essa, purtroppo, da parte nostra, fu un classico esempio del come, in guerra, quando si violino i naturali, eterni principi dell'arte militare, ci si avvìi, di norma, ai più dolorosi insuccessi. Il piano di operazione non era stato seriamente studiato e fu, in sostanza, il deplorevole risultato di una transazione fra le due concezioni dominanti nell'esercito e impersonate rispettivamente dal Lamarmora e dal Cialdóni : attacco dal Mincio o attacco dal Basso Po. Si addivenne, così, alla divisione della massa e, per giunta, senza chiari ordini o accordi fra i comandanti delle due aliquote. E vale la pena di ricordare che ordini chiari erano mancati anche nei riguardi dei volontari di Garibaldi e che deficienti erano stati del pari gli accordi con l'alleata Prussia. Se si aggiunge, poi, che il 24 ghigno il Lamarmora ebbe le forze della sua armata disseminate su ampio fronte, si vede chiaramente come il principio della massa sia stato due volte violato nel modo più grave. E non meno gravemente fu violato il principio che mira alla indispensabile salvaguardia dalla sorpresa mediante l'intelligente raccolta delle informazioni sul nemico e l'efficace uso dell'esplorazione. Così, purtroppo, con l'inaspettato attacco austriaco, la sorpresa vi fu e di tale gravità da paralizzare Lamarmora per l'intera giornata. Egli, come è noto, considerò subito come disperata e irrimediabilmente compromessa la situazione, quando, invece, poteva essere ancora ristabilita e forse capovolta.
Osserva giustamente il Pollio: Dopo l'illusione fattasi il mattino, il Lamarmora, trovatosi solo, o quasi, non soltanto a comandare, ma a disporre, a dare ordini, a raccogliere informazioni, non avendo saputo né far venire a tempo il Quartier Generale, né crearsene un altro lì per lì, per reazione, passò alla prostrazione, vedendo che non una delle sue previsioni si era verificata, che le truppe occupavano una fronte troppo vasta, che l'esercito era stato condotto incontro al nemico senza alcuna preparazione.1' Fu anche osservato come Lamarmora, sconfitto sul piano morale e mentale (sorpresa, sfiducia e di* operazione), finì, contro la volontà delle sue valorose truppe (dei quadri, in modo particolare, che dettero ovunque e sempre l'esempio), con l'arrestare ogni iniziativa, con lo spezzare ogni slancio, con il trasformare un già immeritato insuccesso, in una cocente sconfitta.
Senza dilungarsi su altri errori commessi allora dai più alti capi, accanto a non poche, intelligenti condotte operative di comandanti in sottordine e tanto eroismo degli ufficiali e delle truppe, dirò che, in effetti, Costosa, da parte nostra mostrò come non si deve fare la guerra, mentre da parte austriaca, specie dell'arciduca Alberto, nonostante alcuni errori, si mostrò, invece, come la guerra si deve fare.
Anche le campagne dì altri eserciti europei, però, furono generalmente condotte, come le nostre, in modo piuttosto rudimentale.
) A. POLLIO, op. /.., CotwderiutonU