Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849; GUERRA DEL 1859; GUERRA DEL 1866; MILLE (
anno <1972>   pagina <342>
immagine non disponibile

342
Alberto Montesoro
Eccezion fatta per i comportamenti notevolmente illuminati e decisi del Radetzky nel 1848-1819 e dell'arciduca Alberto nel 1866, da parte dei coman­danti austriaci si ebbero, generalmente, condotte operative che lasciarono as­sai a desiderare: specie da parte del Giulay nel 1859 in Lombardia e del Benedek nel 1866 in Boemia.
Per i Francesi la guerra d'Algeria fu onerosissima e assai mal condotta, dal 1830 al 1842, fino a quando assunse il comando il vecchio generale Bugeaud, già eroico ufficiale di Napoleone. La guerra di Crimea, come, giustamente afferma il maresciallo Montgomery, sia da parte francese, sia da parte inglese, fu una delle campagne peggio condotte della storia. ') Per il 1859 mancò un'adeguata preparazione e un piano operativo attentamente studiato e, in complesso, fu condotta da Napoleone HI con indecisione lentezza e avventatezza. Il 1870 fece assistere al tragico scontro fra una nazione seriamente preparata a sostenere quella guerra che ormai da tempo appariva inevitabile e un'altra, pur tanto ricca di superbe tradizioni militari, che si era illusa di poter continuare a rac­cogliere allori e vittorie fondandosi essenzialmente sul valore dei suoi figli, tra­scurando, invece, ogni apprestamento serio e adeguato ai tempi e una soda preparazione professionale e addestrativa di ufficiali, sottufficiali e truppe.
L'esercito francese di Napoleone Ut, pur erede della gloria militare del grande imperatore, ben poco aveva imparato dallo studio delle sue mirabili imprese guerresche, studio del resto, che, per ragioni varie, era stato piuttosto trascurato e male condotto. Si era visto in quelle imprese solo l'ineguagliabile genio del sommo condottiero, un qualche cosa di assolutamente eccezionale e inimitabile, e il valore dei suoi soldati; non si era, invece, penetrato Io spirito della guerra di colui che ne era stato il maestro e non se ne erano tratti validi ammaestramenti. La guerra veniva considerata una questione di genio innato e di valore, escludente ogni preparazione: quest'idea, rinsaldata dopo le pur faticose vittorie dell'Algeria di Crimea e del '59 a Magenta e Solferino, aveva generato pigrizia intellettuale e impreparazione, e aveva fatto trascurare parti­colarmente la cultura e l'addestramento degli ufficiali. Si formò la leggenda della invincibilità francese, che rendeva inutile ogni studio, ogni lavoro, ogni preparazione. Ed, in parallelo, si era alimentato un vero disprezzo per il ne­mico; tutti erano convinti che bastasse partire per fermarsi a Berlino! Inoltre, dopo la guerra del 1866, ci si era avviati a considerare la superiorità della difensiva, in contrasto con lo spirito nazionale francese, e ad esagerare la po­tenza del fuoco, con gravissimo freno ad ogni spirito offensivo.
Se i gregari, nel complesso, non erano indegni dei loro avi, i loro capi, non di rado pur generosi e valorosi soldati, erano assolutamente impari, per scarsa preparazione intellettuale e professionale e per deficienze di carattere ai compiti tremendi che dovettero poi assolvere quando entrarono in guerra contro la Prussia. Oltre alla tecnica professionale, mancavano loro l'educazione dello spirito: difettavano di volontà offensiva, rifuggivano dalle responsabilità, erano divisi da asti personali, erano riluttanti a darsi reciproco appoggio, an­che nei frangenti più gravi per la nazione, non avevano unità di metodo e di dottrina.
Inoltre l'esercito, specchio fedele della Francia di allora, risentiva anche
t) BERNABÒ L, MONTGOMERY, Storio delle guerre, Milano, 1970, p. 438.