Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849; GUERRA DEL 1859; GUERRA DEL 1866; MILLE (
anno <1972>   pagina <343>
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Note ulle campagne del Risorgimento 343
del generale rammollimento dei costami, che aveva causato grave rilassamento, della disciplina.
Tal l'altra cosa era l'esercito prussiano, sorto da un popolo giovane e saldo, che univa il ricordo della grandezza conseguita col grande Federico a quello della meravigliosa rinascita dopo le sconfitte subite da parte di Napoleone, un popolo che con serietà e con fede si era messo alla guida della grande opera dell'unificazione tedesca. L'esercito di un tale popolo era stato sapientemente riorganizzato dal von Roon ed era ora comandato e guidato nella sua severa preparazione da un uomo di intelligenza lucidissima e di carattere ferreo come il Moltke. Così, per la pessima preparazione in ogni campo e la cattiva con* dotta operativa, nonostante il valore dimostrato da capi e gregari, la guerra del 1870 si risolse, per la Francia, in una delle più drammatiche débacles. Osservò giustamente il maresciallo Foch: i Prussiani sapevano fare la guerra, per aver studiato, imparato ed appreso le regole dell'arte, ove i Francesi erano solo capaci di battersi valorosamente . ')
Quali le cause della decadenza dell'arte militare dopo Napoleone I? Anzi­tutto il fatto che l'imperatore non aveva lasciato allievi. Essenzialmente accen­tratoro, si. era limitato a fare dei suoi marescialli dei semplici esecutori dà or­dini, sia pure valorosi, attivi, intelligenti, ma sempre tali; abituati a vedere il nemico che avevano di fronte, ad agire solo nel cerchio più o meno ristretto del loro compito, incapaci di elevarsi alla completa e complessa visione del campo di battaglia. Nel periodo 1812-1815 Napoleone scontò a sue spese tale errore: in. questi quattro anni di guerra la deficienza di collaborazione intel­lettuale negli organi in sottordine si rivelerà esiziale: la mancanza di disciplina delle intelligenze, e anche delle volontà, aveva atrofizzata la spontaneità e la elasticità delle energie.
Pesarono, poi, negativamente anche il velo di ombra e di silenzio che, dopo il 1815, i governi della Restaurazione avevano steso su tutto quello che poteva ricordare Napoleone, sull'opera sua in tutti i campi, anche in quello militare, da coi derivo hi generale tendenza di tornare a ritroso, cioè a quello che si praticava prima di lui; la naturale e generale stanchezza di guerre e la convinzione diffusa che una lunga pace fosse ormai assicurata; la cura posta dagli Stati restaurati nel favorire l'allontanamento dagli eserciti degli ufficiali ex-napoleonici o, comunque, più aperti di mente e nell'agevolare, invece, l'ascesa ni più alti gradi non dei migliori, ma piuttosto dei più fedeli ai sovrani; le lunghe ferme, con scarsa forza alle armi e gli eserciti di caserma, con i vari, conseguenti inconvenienti,
da notare, inoltre, che i numerosi moti interni di notevole portata e le varie campagne di guerra allora combattute, non concorsero, certo, alla crea* zione, nei principali Stati europei, di un ambiente tranquillo, sereno, calmo, favorevole alla meditazione e allo studio degli ufficiali e all'elevamento della loro cultura. Questo avvenne particolarmente in Francia e nel regno di Sar­degna. Gli officiali si sentirono naturalmente portati più ad agire che a pen­sare, meditare e scrivere, più alla perfetta conoscenza dei regolamenti che all'alta cultura.
Questo si intende, naturalmente, nelle linee generali: non vanno dimen­ticate le nobili eccezioni, tra le quali mi limiterò a ricordare Manfredo Fanti e
i) FERDINAND FOCH, De Ut conditile de Ut guerre, Paris, 1904, cap. XVJIL